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Israele, la Giustizia nelle mani di Gantz

Sono state 24 ore di fuoco per la politica israeliana con diversi colpi di scena. L’ultimo, di poche ore fa, con il Premier incaricato Benjamin Netanyahu, leader del Likud, protagonista di una clamorosa marcia indietro. Dopo aver nominato un membro del suo partito – Ofir Akunis – come nuovo ministro della Giustizia, in contrasto con il parere dell’avvocato generale dello Stato Avichai Mandelblit, Netanyahu è infatti tornato sui suoi passi. E ora ha annunciato che accetterà di riconfermare alla guida del ministero in questione il leader di Kachol Lavan Benny Gantz. Questo dopo una giornata di scontri e accuse reciproche tra il Likud e Kachol Lavan, al momento ancora legati dall’accordo di coalizione siglato nella primavera del 2020, che si scioglierà solo con la formazione di un nuovo esecutivo. Secondo quell’intesa, la nomina del ministro della Giustizia deve avvenire con il via libera di entrambi i leader della coalizione: Netanyahu da una parte, Gantz dall’altra. E in ogni caso spetta a un rappresentate di Kachol Lavan. Il Premier incaricato ha invece forzato la nomina, scavalcando i voti di Gantz e compagni, e scegliendo il likudnik Ofir Akunis. Il tutto contro il parere del procuratore Mandelblit, che aveva apertamente definito illegittima la nomina. A quel punto era intervenuta l’Alta Corte di Giustizia, congelando tutto e dichiarando che sarebbe intervenuta in queste ore in via definitiva sulla questione.
Nel frattempo, la tentata spallata di Netanyahu ha raccolto critiche da parte di tutto l’arco politico. Kachol Lavan ha apertamente parlato di complotto e diversi movimenti della società civile hanno presentato all’Alta Corte una petizione per bloccare la nomina di Akunis. Tra questi, il Movimento per un governo di qualità, che ha accolto positivamente il successivo passo indietro del Premier. “Netanyahu ha capito di aver commesso un errore grave e illegale quando ha bruscamente scelto Akunis come candidato ministro della Giustizia, nonostante il disaccordo nel gabinetto”, la dichiarazione del Movimento riportata dal sito d’informazione israeliano ynet. Secondo quest’ultimo, Netanyahu avrebbe deciso di invertire completamente la rotta dopo che gli era arrivata notizia che la disputa sulla giustizia aveva ulteriormente avvicinato il leader di Yamina Naftali Bennett e il capo di Nuova Speranza Gideon Saar. Ovvero, due leader che potrebbero costruire una coalizione senza Netanyahu. Non solo, altri report raccontano che Bennett (che aveva inizialmente aperto a Netanyahu) ha incontrato in queste ore per la prima volta Mansour Abbas – il leader del partito islamico Ra’am – nel tentativo di formare un governo di unità.