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Governo Bennett-Lapid,
l’intesa è nei dettagli

Fino a notte fonda gli emissari di Yesh Atid e Yamina sono rimasti in una stanza a discutere e negoziare. Sul tavolo, l’accordo che porterà i propri leader, Yair Lapid e Naftali Bennett, a guidare a turno Israele. Prima Bennett, poi Lapid l’ordine della rotazione tra i due nel ruolo di Primo ministro. Alle spalle, una fragile maggioranza composta da almeno sette partiti, più l’appoggio esterno di una delle compagini arabe. “A nessuno verrà chiesto di rinunciare alla propria ideologia, ma tutti dovranno rimandare la realizzazione di alcuni dei loro sogni. Ci concentreremo su ciò che può essere fatto, invece di discutere su ciò che è impossibile” la promessa di Bennett, annunciando la sua scelta di voler trovare un’intesa con “l’amico Lapid” per dare un esecutivo al paese. Ed evitare di tornare al voto cinque volte in meno di tre anni. “O una quinta elezione o un governo di unità” ha dichiarato Bennett, replicando alle critiche e pressioni arrivate da destra.
In particolare dal mondo del Likud, con Benjamin Netanyahu che lo ha accusato di aver “commesso la frode del secolo”. Di fronte alla casa del leader di Yamina, così come della sua numero due, Ayelet Shaked, sono comparsi manifestanti anti-coalizione. E i toni si sono fatti aggressivi, tanto che le forze di sicurezza hanno deciso di aumentare la protezione attorno alla stessa Shaked. “Traditori di sinistra”, “tornate a Gaza”, “antisemiti”, alcuni degli slogan scritti o urlati contro la coppia Shaked-Bennett. I due avevano annunciato di preferire un’intesa a destra con Netanyahu. Ma il Premier uscente non è riuscito a trovare i numeri in parlamento per formare un governo. E così Bennett, dopo settimane di esitazioni, ha scelto Lapid.
“Se il prezzo è che non stiamo mantenendo tutte le nostre promesse, allora questo è il prezzo che pagheremo”, la considerazione di Matan Kahana, numero tre di Yamina, in un’intervista alla radio dell’esercito. C’è molta consapevolezza dunque che la mossa di Bennett potrebbe indispettire molti dei suoi elettori, legati al mondo della destra nazional-religiosa e degli insediamenti. “Il nostro partito ha chiarito che noi saremo la polizza di assicurazione per il popolo d’Israele contro una quinta elezione. Questo governo è un governo di unità; avrà persone di destra, di centro e di sinistra”, ha spiegato Kahana, che, se l’accordo dovesse andare in porto, sarà il prossimo ministro per gli Affari religiosi. Sulla necessità di avere anche il sostegno della compagine araba, Kahana non ha nascosto di non esserne contento. “Ma la persona che li ha resi Kosher è stato Netanyahu. E quello che Netanyahu fa al buio, noi possiamo farlo apertamente. Loro (i partiti arabi) hanno un’agenda completamente diversa dalla nostra, ma io vedo qui un’opportunità di cooperazione con un partito che vuole l’integrazione civile in Israele”.
Se Bennett e Lapid dovessero riuscire a formare il trentaseiesimo governo d’Israele, riuscirebbero ad interrompere il record di Netanyahu, Premier più longevo dello Stato ebraico. Per ben 12 anni infatti il leader del Likud ha guidato il paese. E non ha comunque intenzione di mollare. Il suo obiettivo, sottolineano i media israeliani, è far naufragare l’accordo, rompendo le fila della “coalizione del cambiamento”, come è chiamato il blocco a lui avverso. In particolare la pressione sarà tutta sui parlamentari di Yamina (e uno ha già abbandonato Bennett) e Hatikvah Hadasha dell’ex Likud Gideon Saar.
Per il momento le fila sembrano essersi serrate, ma il tempo stringe. Entro 48 ore Yair Lapid, Premier incaricato, dovrà presentarsi a Rivlin con gli accordi in tasca per poter andare alla Knesset e ottenere la fiducia. Chi non è considerato in questo quadro, sono i due partiti haredi, che dopo tanto tempo rimarrebbero fuori dal governo. E cominciano a chiedersi se continuare a seguire Netanyahu.
Tornando al negoziato tra Bennett e Lapid, Haaretz spiega che l’intesa tra i due prevede di considerare la coalizione come divisa in “due blocchi con poteri uguali, anche se di dimensioni diverse. Il blocco di Lapid includerà il suo partito Yesh Atid, così come Yisrael Beiteinu, Meretz, laburisti e Kahol Lavan. Il blocco di Bennett includerà Yamina e Hatikvah Hadasha di Gideon Sa’ar. La Lista Araba Unita sosterrà il governo senza unirsi alla coalizione”. Il blocco Lapid, formato da 45 parlamentari, riceverà 18 ministeri; quello di Bennett, che conta 12 parlamentari, ne otterrà 8. I grandi temi ideologici rimarranno fuori da questo governo, l’obiettivo primario sarà ad esempio votare un Bilancio dello Stato, che manca oramai dal 2018.
Un’altra questione significativa è la posizione del presidente della Knesset, rileva Haaretz, un posto che Yesh Atid non è disposto a cedere. Hatikvah Hadasha vorrebbe che fosse nominato Zeev Elkin. E l’idea che sembra emergere è di far ruotare anche questa posizione tra i due blocchi. Quindi mentre Bennett sarà primo ministro, qualcuno del blocco Lapid ricoprirà l’incarico di speaker. Dopo due anni, sarà l’inverso.
Il tentativo è di pensare fuori dagli schemi pur di raggiungere un’intesa. Entro la notte del 2 giugno si saprà se il “governo del cambiamento” sarà riuscito nel suo intento.

dr