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In cerca di una casherut alternativa

Per decenni il popolare Café Kadosh, oramai un’istituzione a Gerusalemme, ha fatto affidamento sulla certificazione casher del rabbinato centrale d’Israele. I suoi titolari, i coniugi Itzik e Keren Kadosh, avevano avuto alcuni scontri con i controllori inviati dal rabbinato centrale, ma non si erano mai spinti fino a una rottura definitiva. I loro prodotti, a base di latte, sono realizzati secondo le regole alimentari ebraiche (quindi viene rispettato il divieto di mischiare carne e latte), e per l’esercizio commerciale è importante avere il timbro del Gran rabbinato che certifichi che tutto sia in regola, con controlli minuziosi sui prodotti e sulla cucina. È importante a maggior ragione perché questi timbri sono gestiti in una condizione di monopolio: sulle certificazioni casher (che in ebraico significa adatto) il Gran Rabbinato è l’istituzione competente e ha l’ultima parola in materia. Il problema è quando questa ultima parola viene percepita dagli esercenti come un abuso. Come nel caso dei coniugi Kadosh. “La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata quando un ispettore (del Gran rabbinato) è entrato e ha urlato contro i nostri dipendenti perché sui nostri dolci non era stato applicato un adesivo che indicava il fatto che sono prodotti caseari. Ma il nostro certificato è caseario, tutti i nostri prodotti sono caseari. – la contestazione della coppia diventato praticamente un caso nazionale – Noi non accetteremo mai di attaccare adesivi con colla tossica sul nostro cibo”. I Kadosh così si sono rivolti a una alternativa al Gran rabbinato: la Tzohar Food Inspection Company, realizzata dal movimento ortodosso Tzohar, che da tempo contesta il monopolio sulla casherut e su altre materie del rabbinato centrale. Questa nuova realtà è nata tre anni fa. La loro supervisione non è riconosciuta dal mondo haredi, ma del resto non è a questo che si rivolge. Il target di Tzohar sono gli ebrei osservanti a cui non interessa avere necessariamente il timbro del Gran rabbinato per potersi fidare che un prodotto o un locale siano casher. Per il momento però sono gli stessi esercenti ad essere titubanti.
Dopo la crisi di Corona, in Israele sono rimasti attivi 10.000 ristoranti. Solo circa il 2 per cento delle imprese, circa 200 ristoranti, hanno trovato il coraggio e sono passati all’alternativa offerta da Tzohar. Ma quando un café come Kadosh, decide di rivolgersi a loro, allora la sensazione è che qualcosa stia cambiando. Il sistema della casherut aveva “un’immagine molto negativa nella società israeliana”, ha dichiarato al sito Media Line Yehuda Zidermen, a capo di Tzohar Kashrut. Zidermen accusa il sistema del rabbinato centrale di essere una realtà “collegata al nepotismo, al bullismo e alla corruzione”. Inoltre, afferma, “il Rabinato è controllato dai haredi oggi”, e questo avrebbe portato a regole molto più severe in tema di regole alimentari da rispettare. “Al di là della casherut base”, sostiene Zidermen. Un punto su cui è d’accordo Shai Berman, a capo dell’Associazione dei Ristoranti d’Israele, che conferma che “il passaggio a Tzohar sta lentamente prendendo piede”. Se così fosse, sarebbe l’inizio di una vera messa in discussione del Rabbinato centrale. Un moto che potrebbe portare a cambiamenti anche maggiori.