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“Per costruire la pace, serve fiducia.
Abbas ritorni a dialogare con Israele”

Si è conclusa la missione americana del Presidente d’Israele Reuven Rivlin, che per tre giorni ha portato le istanze del paese nei luoghi del potere Usa. Alla Casa Bianca, al Congresso e al Palazzo di Vetro, Rivlin ha ribadito alcuni punti fermi della politica israeliana: non permetteremo all’Iran di ottenere l’atomica; l’intesa nucleare deve essere modificata; siamo pronti a dialogare con i palestinesi, ma senza pressioni esterne; gli organi dell’Onu devono smettere di avere un di adottare risoluzioni contro Israele. Incontrando il Presidente Usa Joe Biden, la presidente della Camera Nancy Pelosi, il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, Rivlin ha ribadito, con formulazioni diverse, questi concetti. Da Biden ha avuto alcune rassicurazioni, con la promessa che sotto i suoi occhi “l’Iran non avrà mai l’atomica”. Parole che, scrivono i media israeliani, il presidente israeliano ha trovato convincenti. Sulla questione palestinese invece, Rivlin ha voluto usare l’incontro con Guterres per lanciare un messaggio al leader dell’Autorità nazionale palestinese.
“Dimentichiamo il passato. Non siamo condannati a vivere insieme, siamo destinati a vivere insieme. È il nostro ruolo di porre fine al conflitto”. Gli ebrei hanno impiegato 2.000 anni per tornare a Gerusalemme dopo la distruzione del Secondo Tempio, e per tutto quel tempo hanno pregato per il ritorno tre volte al giorno, ha detto Rivlin. E mentre Israele rimarrà sempre uno stato ebraico finché sarà democratico, le due parti possono raggiungere un’intesa su come vivere insieme.
“Costruiamo la fiducia” discutendo del futuro, l’esortazione del presidente israeliano. “Ci sono opportunità per realizzare un futuro luminoso per i nostri popoli”. Allo stesso tempo, in tema di fiducia, la richiesta all’Onu è stata chiara: non si favorisce il dialogo attaccando Israele. “La pace tra Israele e i palestinesi non sarà mai raggiunta attraverso decisioni o commissioni d’inchiesta anti-israeliane”, la denuncia di Rivlin. “Il pregiudizio contro Israele nelle istituzioni dell’ONU deve cessare”. Anche perché Gerusalemme è interessata a continuare a lavorare con le Nazioni Unite.
“per soddisfare i bisogni umanitari della popolazione di Gaza, con la quale non abbiamo alcun conflitto”. Il conflitto è con i terroristi di Hamas. Anche con loro è possibile trovare un accordo, la posizione del presidente israeliano, ma qualsiasi intesa “deve includere la restituzione dei nostri soldati prigionieri e dei civili che sono detenuti da Hamas”. Il riferimento è ai soldati caduti Hadar Goldin e Oron Shaul e ai civili Avera Mengistu e Hisham al-Sayed. E per essere più efficace in questa richiesta, Rivlin ha portato al suo fianco Leah, madre di Hadar Goldin, che ha direttamente esortato Guterres a usare la sua posizione per assicurare la restituzione del corpo del figlio.
Dopo il passaggio a New York, Rivlin è ora pronto ad incontrare in patria un’altro capo di Stato con cui in questi anni ha costruito un solido rapporto: Frank-Walter Steinmeier. Il presidente tedesco arriverà in queste ore a Gerusalemme per una missione saltata nel 2020 a causa della pandemia. Sarà per lui l’occasione per salutare Rivlin, ormai prossimo alla chiusura del suo mandato e per incontrare il suo successore, Isaac Herzog. Parlando con il quotidiano Haaretz, il capo di Stato tedesco ha anche affermato che le preoccupazioni di Israele riguardo all’Iran sono comprensibili e sottolineato che la Corte penale internazionale non ha giurisdizione su Israele. Segno dunque di un’intesa anche politica con Rivlin. Steinmeier, che incontrerà il nuovo Primo ministro Naftali Bennett, ha anche parlato della prospettiva di nuovi negoziati tra israeliani e palestinesi. “Il governo tedesco continua a considerare una soluzione negoziata a due Stati come la via più promettente per un futuro pacifico. Ma per il momento, credo che sia importante costruire la fiducia tra la nuova leadership israeliana e la parte palestinese. La ripresa del dialogo diretto sulle grandi questioni è un obiettivo che può essere raggiunto solo a piccoli passi e con una collaborazione concreta”.