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La difesa dei creatori di Pegasus
“Noi diffamati, il caso finirà in tribunale”

“La nostra piattaforma tecnologica previene attacchi terroristici e salva vite umane. Negli ultimi anni, ogni attacco terroristico che è stato sventato, pedofilo arrestato, capo dei cartelli (della droga) catturato, in quasi tutti questi casi in una certa misura è stata usata la tecnologia di Nso. E questo non fa notizia”. Intervistato per la prima volta dalla pubblicazione dell’inchiesta giornalistica Project Pegasus, Shalev Hulio difende il lavoro della sua azienda, la Nso, e del prodotto che ha creato: il software Pegasus. Secondo l’indagine frutto della collaborazione di 17 grandi giornali internazionali, proprio questo software sarebbe stato usato per spiare migliaia di giornalisti, attivisti per i diritti umani, politici, dirigenti d’azienda dai governi che l’hanno acquistato. L’inchiesta afferma che Pegasus è stato venduto, ad esempio, all’Arabia Saudita ed è stato utilizzato per seguire persone vicine Jamal Kashoggi, il giornalista ucciso nel 2018 su mandato, secondo l’intelligence americana, del regime di Riad. Un’accusa che Hulio, cofondatore di Nso, ha negato ai microfoni della radio israeliana 103Fm. “Abbiamo controllato la questione Kashoggi, non c’è stato nessun uso del nostro strumento, né su di lui né sulla sua famiglia. Tutta questa storia non è vera. Lo abbiamo detto più e più volte”. Alla domanda dei giornalisti Yinon Magal e Ben Caspit su quali siano i criteri con cui software viene venduto e in quali paesi, Hulio ha spiegato: “vendiamo solo ai governi, non a entità private. Non a tutti i governi, perché ci sono quelli che non meritano di avere tali strumenti. In 11 anni, abbiamo collaborato con 45 paesi e abbiamo rifiutato di lavorare con quasi 90. Penso che questo significhi molto. Ci sono altre aziende che sono invece disposte ad andare dove Nso non vuole lavorare”. Non ha voluto però citare quali siano questi paesi, parlando di un servizio che costa in ogni caso milioni di dollari.
Nso, come racconta il Washington Post, si è guadagnata una reputazione tra gli esperti di sicurezza nazionale di tutto il mondo come azienda leader nella produzione di tecnologia di sorveglianza. Tecnologia in grado di raccogliere segretamente informazioni dal telefono dei propri obiettivi. A questo serve Pegasus. Uno spyware (software spia) che può essere impiantato sia su dispositivi Android che iPhone, ed è in grado di trasformare lo smartphone in uno strumento di spionaggio. Chiunque abbia preso il controllo del dispositivo a distanza con Pegasus può recuperare file, accendere la fotocamera e il microfono, accedere alla posizione del dispositivo, visualizzare i contatti e il calendario, e tenere traccia della corrispondenza nelle app di messaggistica e dell’attività sui social media. L’obiettivo di queste operazioni, afferma Nso, è contrastare il terrorismo e altri crimini gravi. L’azienda, che per vendere il proprio servizio ha bisogno del via libera delle autorità di controllo israeliane, spiega di non aver controllo su come Pegasus venga utilizzato una volta acquistato.
L’inchiesta (“Pegasus Project”) è stata condotta grazie a una collaborazione tra l’organizzazione per la tutela dei diritti umani Amnesty International e Forbidden Stories, un’iniziativa giornalistica senza scopo di lucro con sede a Parigi. Nei mesi scorsi le due organizzazioni erano entrate in possesso di una lista di 50mila numeri di telefono di paesi nei quali i governi effettuano spesso attività di sorveglianza delle comunicazioni, utilizzando anche i sistemi sviluppati da NSO. Per fornire i propri servizi in un dato paese, l’azienda deve ricevere un permesso dal governo israeliano, ma una volta venduti i software NSO spiega di avere un limitato controllo su scopi e modalità di utilizzo.
Nso opera sotto una licenza della Divisione esportazioni del ministero della Difesa. Alla divisione, spiega Yediot Ahronot, è stato chiesto di esaminare le recenti accuse contro la società e di riesaminare le sue relazioni con l’Arabia Saudita, l’Azerbaigian, l’Ungheria e altri paesi accusati di violazioni dei diritti umani e di persecuzione dei giornalisti. “Ogni accusa di abuso del sistema mi riguarda”, aveva detto al Washington Post in una breve dichiarazione Hulio. “Viola la fiducia che diamo ai clienti. Stiamo indagando su ogni accusa … e se scopriamo che è vero, prenderemo azioni forti”. Alla radio israeliana però lo stesso Hulio ha sollevato la possibilità che dietro l’indagine ci sia un tentativo più ampio di screditare le aziende israeliane. Ha negato ogni legame con la lista dei 50mila nomi emersa dall’inchiesta Pegasus Project in cui ci sono numeri di giornalisti, capi di governo, attivisti. “L’elenco dei numeri di telefono pubblicati non è legato a Nso, noi non abbiamo una lista di obiettivi. Anche chi ha scritto l’inchiesta, come lo stesso Washington Post, afferma di non sapere a chi appartiene alla lista”. Come spiega il Post, Amnesty International, che assieme a Forbidden Stories ha innescato tutto il caso, ha condotto un’analisi sulla lista che conterebbe 50mila contatti. Su 67, l’ong afferma di aver verificato che è stata tentata l’installazione di Pegasus e che in 23 casi l’attacco sarebbe andato a buon fine. E intanto diverse autorità nazionali, come una procura francese, si stanno muovendo per aprire indagini e fare chiarezza sull’intera vicenda. Secondo Hulio il tutto si risolverà proprio nelle aule di giustizia. “Penso che, alla fine, tutto questo finirà nei tribunali, con una sentenza legale a nostro favore, dopo che avremo fatto causa per diffamazione, perché non avremo altra scelta”.

dr