Economia e sicurezza, i canali del dialogo tra Israele e Ramallah
Da anni un ministro israeliano non si recava a Ramallah per confrontarsi con il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas. Ora Benny Gantz, ministro della Difesa d’Israele, ha interrotto questo silenzio, incontrando di persona il leader palestinese. Una visita fatta “per discutere di politica di sicurezza, questioni civili ed economiche. – ha spiegato Gantz – Ho detto al presidente Abbas che Israele cerca di prendere misure che rafforzino l’economia dell’Autorità nazionale palestinese. Abbiamo anche discusso di modificare la situazione economica e di sicurezza in Cisgiordania e a Gaza. Abbiamo concordato di continuare a comunicare ulteriormente sulle questioni che sono state sollevate durante l’incontro”. A distanza di 48 ore dal vertice a Washington tra il Primo ministro israeliano Naftali Bennett e il presidente Usa Joe Biden, è quindi arrivata questa apertura verso Ramallah, in linea con il tentativo dell’amministrazione americana di restituire peso politico ad Abbas. L’incontro non deve però essere interpretato come un tentativo di rilanciare i negoziati diretti. Almeno questo quanto dichiarato da un funzionario vicino a Bennett alla stampa israeliana. “Questo è un incontro che riguarda questioni di sicurezza. Non c’è nessun processo diplomatico con i palestinesi né ci sarà”, il virgolettato del funzionario riportato dai media locali. E nel mentre Israele accoglie con dolore la notizia di una nuova vittima del terrorismo palestinese: il ventunenne Barel Hadaria Shmueli. Da una settimana l’agente della polizia di frontiera israeliana era ricoverato in condizioni gravi, dopo essere stato ferito al confine con Gaza.
“Non ci sono parole per dare conforto alla sua famiglia in questo loro profondo dolore”, le parole di cordoglio espresse dal Premier Bennett. Una morte che ricorda come la violenza proveniente da Gaza e dai terroristi di Hamas non sia cessata, nonostante la tregua stipulata dopo il conflitto del maggio scorso.
In questo quadro, rimane l’apertura di un canale tra le leadership di Gerusalemme e quella di Ramallah, dopo anni di gelo, con l’obiettivo comune di togliere terreno a Hamas.
Durante gli ultimi governi di Benjamin Netanyahu la cooperazione in termini di sicurezza con i palestinesi era sì proseguita, ma i rapporti politici con Ramallah erano stati quasi inesistenti. E nell’era Trump l’allontanamento è stato ancora più marcato, con Abbas e i palestinesi messi ai margini dell’agenda internazionale, mentre Israele firmava accordi con Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Sudan e Marocco.
Il cambio a Gerusalemme, ma soprattuto a Washington con la presidenza Biden ha favorito la nascita di un nuovo corso. Gli Stati Uniti hanno infatti da subito dichiarato di voler puntare su Abbas – che però non gode di grande consenso tra i palestinesi – e sull’Anp per rilanciare il dialogo tra le parti e per la gestione del futuro dei territori palestinesi, in Cisgiordania come a Gaza. Una linea sposata da Gantz. “Il cambiamento più auspicabile – aveva dichiarato il ministro della Difesa – è rafforzare il più possibile l’Autorità nazionale palestinese, e non lasciare che sia Hamas a stabilire l’agenda, né nella zona della Striscia di Gaza né nella stessa Gaza”. Per il momento, rilevano analisti e funzionari israeliani, si tratta solo di una distensione su elementi specifici e molto deve essere ancora fatto per riaprire a un vero negoziato. Tra cui, l’interruzione del versamento di soldi da parte di Ramallah ai terroristi palestinesi in carcere e alle loro famiglie.