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Israele, è caccia ai terroristi evasi
“Serio pericolo alla sicurezza del paese”

Sono ancora a piede libero i sei terroristi palestinesi fuggiti dal carcere di Gilboa, nel nord d’Israele. La caccia all’uomo prosegue senza sosta da quattro giorni, ma per il momento senza successo. E le forze di sicurezza israeliane temono che l’incidente possa provocare una nuova escalation di violenza con i palestinesi, spiegano i quotidiani locali. In molte aree della Cisgiordania si sono già verificati disordini, con manifestazioni a sostegno dei terroristi organizzate in diverse località. “Metteremo le mani sui terroristi in fuga, correggeremo le mancanze che potrebbero aver portato all’evasione e, se troveremo negligenze professionali, ci occuperemo anche di questo”, ha promesso il ministro della Pubblica Sicurezza Omer Barlev. L’indagine su come sia avvenuta una delle evasioni più clamorose della storia del paese è in corso ed è stata affidata all’unità speciale della polizia Lahav 433.
Sui media israeliani si è parlato di una presunta possibile collaborazione dall’interno del carcere, subito smentita dalle autorità. “I funzionari della prigione e la polizia sono stati ampiamente criticati per le lacune che hanno facilitato la fuga, – segnala il sito Kan – con una serie di errori che hanno permesso l’evasione in primo luogo, e l’incapacità di comprendere la gravità della situazione per diverse ore dopo che si era verificata, ignorando i primi segnali di allarme di un’evasione”.
Rimangono dunque molti elementi su cui fare luce. I terroristi, tra cui cinque membri della Jihad islamica e un leader delle Brigate dei martiri di al Aqsa, costituiscono una grave minaccia per la sicurezza nazionale. Secondo le ricostruzioni, sono scappati attraverso un buco creato nel pavimento della doccia della loro cella condivisa. Da qui si sono calati in una sorta di tunnel sotterraneo preesistente che gli ha permesso di eludere 40 agenti del carcere, tre torri di guardia, due muri, due recinti di filo spinato e i cani.
Tutti i fuggitivi sono di Jenin, città del nord della Cisgiordania. L’area nel frattempo è stata praticamente sigillata dalle autorità israeliane. “La chiusura generale della Giudea e Samaria è stata prorogata fino alla mezzanotte di sabato sera”, la nota diffusa dalle autorità. Il Primo ministro Naftali Bennett ha dichiarato che l’evasione e le sue conseguenze potrebbero innescare destabilizzazioni in diversi settori. “Israele è preparato per qualsiasi scenario”, ha garantito Bennett.
Nel frattempo è stata aumentata la sicurezza nelle diverse carceri del paese, con l’applicazione di perquisizione più severe nelle celle.
Al giro di vite i detenuti della Jihad islamica, riporta ynet, hanno risposto appiccando incendi nelle celle e cercando di contrastare l’ordine di dividerli. Una delle polemiche contro il sistema carcerario è sull’aver permesso che membri della stessa organizzazione terroristica condividessero la stessa cella. Ora nelle carceri di tutto il paese si stanno operando cambiamenti per evitare situazioni simili.
Nel frattempo si teme che la Jihad islamica, presente a Gaza e responsabile di molti attacchi contro Israele, possa usare l’episodio per lanciare nuovi razzi in una distorta forma di solidarietà verso evasi e carcerati.