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Herzog: “Babij Yar, ricordare l’eccidio
un impegno perché non si ripeta”

Babij Yar è una voragine nei pressi di Kiev. Un enorme burrone, “si potrebbe perfino dire grandioso, profondo e ampio come una gola di montagna”, scriveva Anatolij Kuznecov. Un luogo a lungo noto solo agli abitanti del posto. “Poi di colpo, in un solo giorno, diventò famoso”, l’amaro commento di Kuznecov in apertura del suo celebre libro intitolato propri Babij Yar. Qui, tra il 29 e il 30 settembre 1941, 33771 ebrei furono assassinati dalle SS con l’aiuto della polizia ucraina. Della maggior parte di loro non è rimasta alcuna traccia. “Nessun nome, nessun ricordo. È tempo di ricordare, ed è per questo che siamo tutti qui oggi”, il monito del Presidente d’Israele Yizhak Herzog nel corso della cerimonia organizzata per l’ottantesimo anniversario dell’eccidio, per decenni passato sotto silenzio. “Questa valle fu testimone di tre terribili crimini. Il primo fu il massacro: la cancellazione di esseri umani. Il secondo e il terzo sono stati l’insabbiamento e la negazione: la cancellazione delle prove, e la cancellazione della memoria”, ha dichiarato Herzog, durante la commemorazione, con al fianco i presidenti di Ucraina e Germania Volodymyr Zelensky e Frank-Walter Steinmeier. I tre presidenti insieme hanno inaugurato il progetto del Babyn Yar Holocaust Memorial Center, un centro in via di realizzazione che racconterà la storia degli ebrei dell’Europa orientale assassinati e sepolti in fosse comuni, compresi gli ebrei ucraini. Un capitolo tragico ma importante nella storia condivisa da Ucraina, Israele e popolo ebraico, ha evidenziato Herzog. Per il presidente israeliano, l’edificazione del centro e delle diverse installazioni in ricordo di Babij Yar – dove furono uccise oltre 100mila persone – rappresenta una correzione dell’ingiustizia storica della negazione e dell’oblio cadute su queste vicende. Molto anche per responsabilità sovietica, che, come ricorda Kuznecov, cercò a lungo di minimizzare il massacro. Anche il suo libro fu ferocemente vittima di censura. Ma l’autore, fuggito in Inghilterra, riuscì a pubblicarne una versione integrale. “Credo – scrive Kuznecov al termine del suo libro – che nessun crimine collettivo possa restare segreto. Si troverà sempre qualche zia Maša che ha visto, o si salveranno quindici persone che testimonieranno, o forse due, o magari una sola. Si può bruciare, disperdere al vento, ricoprire di terra, calpestare – ma la memoria umana sopravvive. Non si può ingannare la storia, ed è impossibile nascondere qualcosa per sempre”. Il massacro di Babij Yar è infatti riemerso in tutta la sua crudeltà e ora ha un suo spazio nella Memoria ma, ha avvertito Herzog, la minaccia del negazionismo continua ad essere attuale. “Non cadiamo in errore: anche nel presente, la negazione della Shoah è ancora viva e vegeta. L’antisemitismo esiste ancora”, le sue parole. “Noi, leader mondiali, dobbiamo tutti condannare vigorosamente il minimo accenno a questo fenomeno e combatterlo con tutte le nostre forze. Dobbiamo assicurare per tutta l’umanità, da questo luogo terribile, – l’appello di Herzog – da un luogo dove il mondo è stato testimone, ha saputo e ha taciuto, che non ci sarà mai e poi mai un’altra Babij Yar”.

dr