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“L’Europa guardi a Israele,
terza dose fondamentale”

Da inizio pandemia la voce di Arnon Shahar, medico israeliano responsabile della task force anti-Covid per la cassa mutua Maccabi, è diventata un punto di riferimento per i media italiani. Mese dopo mese, in perfetto italiano, ha spiegato i successi della campagna vaccinale contro il Covid in Israele, quali criticità ha affrontato il paese, i dati scientifici sull’efficacia dei vaccini, il quadro dei ricoveri dopo le due dosi, la scelta di avviare la terza somministrazione prima del resto del mondo. Per la prima volta da inizio pandemia, in questi giorni ha potuto confrontarsi con le controparti italiane di persona e non attraverso uno schermo. “Dopo così tanto tempo sono finalmente tornato in Italia e ho avuto una grandissima e calorosa accoglienza” racconta a Pagine Ebraiche da Roma, dove è stato ospite di diverse conferenze e incontri, non ultimo uno organizzato dall’ambasciata d’Israele. “Sento una grande responsabilità nel parlare con le autorità e i giornalisti italiani. Sono legato all’Italia, conosco la cultura, il modo di pensare e, sin dall’inizio, ho sentito l’impegno e il dovere, quasi una missione, nel spiegare cosa, passo dopo passo, abbiamo scoperto in Israele su questa pandemia” afferma Shahar, che in Italia, a Bologna, si è laureato in medicina, per poi proseguire la sua carriera in patria.
La domanda più frequente che gli viene posta oggi è sull’efficacia della terza dose. “In estate in Israele abbiamo avuto la quarta ondata di contagi. Ci siamo resi conto, dati alla mano, che c’era stata una diminuzione importante dell’immunità, un calo di efficacia della protezione dei vaccini. Così, dopo un ampio e approfondito dibattito interno, il Primo di agosto abbiamo avviato la terza somministrazione”. Un terzo richiamo che ha funzionato, evidenzia Shahar, con l’adesione della cittadinanza senza grandi resistenze o difficoltà. “Capisco che possa esserci chi dice: ‘Ho già fatto il mio, ho fatto due dosi, perché dovrei farne una terza?’, e a loro dico subito il motivo: perché noi abbiamo salvato migliaia di vite grazie al richiamo. Senza parlare delle centinaia di milioni salvate nel mondo dal vaccino”. L’invito del medico è a guardare i dati israeliani, “a disposizione di tutti”, e procedere a quello che viene definito un booster per arginare anche in Europa la quarta ondata. “Non sappiamo quanto questo terzo richiamo durerà – aggiunge – stiamo lavorando per studiare e capire quanto durerà la risposta anticorpale, sei mesi, nove mesi, un anno? Per il momento non sappiamo, ma affidiamoci alla scienza. Dobbiamo avere pazienza e non improvvisare. Questo virus è furbo, dobbiamo conviverci e usare tutte le armi a disposizione per fermarlo”. La sua valutazione è in ogni caso che il vaccino anti-Covid diventerà un appuntamento fisso, come lo è quello per altre malattie.
Rispetto ai minori, anche qui Israele è tra i pionieri tanto che nei prossimi giorni dovrebbe arrivare il sì anche per vaccinare gli under 12 anni. “Abbiamo fatto una discussione pubblica in merito, sentendo tutti i pareri. Mi sembra che la commissione sia orientata verso il sì e dalla metà di novembre dovremmo partire con le somministrazioni”.
Sul fronte dei no vax, Shahar non li considera. “Sono una minoranza attorno al 2 per cento in Israele. E non verranno comunque a vaccinarsi. Quelli su cui bisogna focalizzarsi sono gli indecisi. Dobbiamo mandare messaggi chiari e semplici a chi ancora è titubante e contrastare le falsità che si leggono e si diffondono sui social network e simili. Fare capire che è sicuro”. In generale, il suo invito è ad evitare polarizzazioni. “Il dibattito è importante. Lo scontro ideologico sui vaccini no perché mette a rischio e appiattisce il lavoro della scienza. Dobbiamo affrontare questo virus con grande umiltà. Abbiamo già visto in questa pandemia quanto errori abbiamo commesso”.
Il futuro prossimo sarà il lavoro sulle altre terapie, afferma Shahar. “Abbiamo visto diverse comunicazioni di aziende farmaceutiche su antivirali e ora dovremo continuare i test e valutare i risultati che, a quanto sembra, sono promettenti. Attenzione però: questo non vuol dire che queste terapie sostituiranno il vaccino”.

dr