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Lapid: “Accuse di Amnesty su Israele,
bugie che rilanciano tesi antisemite”

Di fronte a un nuovo attacco da parte di un ong – in questo caso la filiale britannica di Amnesty International – la diplomazia israeliana si è mossa in anticipo. L’obiettivo dell’indagine era già noto: mettere nero su bianco una lunga lista di accuse nei confronti di Israele per chiedere che il paese venga sanzionato dalla comunità internazionale. Per questo la replica è arrivata prima ancora che Amnesty UK pubblicasse ufficialmente le sue controverse denunce. “Il rapporto consolida e ricicla bugie, incongruenze e affermazioni infondate che provengono da note organizzazioni d’odio anti-israeliane, il tutto allo scopo di rivendere merce danneggiata in un nuovo imballaggio. Ripetere le stesse bugie delle organizzazioni d’odio più e più volte non rende le bugie realtà, ma piuttosto rende Amnesty illegittima”, ha affermato il ministro degli Esteri Yair Lapid. “Pubblicando questo falso rapporto – ha aggiunto – Amnesty UK usa due pesi e due misure e la demonizzazione per delegittimare Israele. Queste sono le esatte componenti di cui è fatto il moderno antisemitismo”.
Il rapporto, intitolato “Apartheid di Israele contro i palestinesi: un crudele sistema di dominazione e crimine contro l’umanità”, accusa Gerusalemme di aver perpetrato questo crimine fin dalla sua nascita nel 1948 e lungo tutta la sua storia successiva. “Fin dalla sua fondazione nel 1948, – si legge nel rapporto – Israele ha perseguito una politica di stabilire e mantenere un’egemonia demografica ebraica e di massimizzare il suo controllo sulla terra a beneficio degli ebrei israeliani, mentre limitava i diritti dei palestinesi e impediva ai rifugiati palestinesi di tornare alle loro case”. Dopo la Guerra dei sei giorni, secondo l’ong “questa politica è stata estesa alla Cisgiordania e alla Striscia di Gaza, che occupa da allora”.
Il report è stato presentato ufficialmente in queste ore a Gerusalemme ed è stato profondamente criticato da diverse voci ebraiche internazionali. Per il presidente del World Jewish Congress Ronald Lauder si tratta di un’iniziativa “unilaterale e palesemente politicizzata che ignora totalmente sia gli atti di terrorismo palestinesi che l’obbligo di Israele di difendere i suoi cittadini da tale terrorismo”.
Per il ministero degli Esteri israeliano non è una sorpresa che il rapporto sia stato stilato dalla sezione britannica di Amnesty International. “Questo ramo è noto per essere corrotto dal razzismo e dalla xenofobia, e il segretario generale dell’organizzazione ha precedentemente accusato Israele, senza basi o prove, di aver ucciso Arafat. – fa sapere il ministero – Non è sorprendente che ci siano voluti otto anni ad Amnesty per fare marcia indietro da questa grave e infondata accusa”.
La pubblicazione a un mese dalla 49esima sessione del Consiglio dei Diritti Umani, che si riunirà a marzo, non è casuale. In questo organismo Onu, che non ha mancato di puntare il dito contro Israele si dovrebbe discutere proprio del presunto crimine di apartheid.
Per Lapid l’azione dell’ong britannica è segnata anche da una profonda ipocrisia. “Amnesty non chiama la Siria uno ‘stato di apartheid’: un paese il cui governo ha assassinato mezzo milione dei suoi stessi cittadini. Né l’Iran o qualsiasi altro regime corrotto e assassino in Africa o in America Latina. Odio usare l’argomento che se Israele non fosse uno stato ebraico, nessuno in Amnesty oserebbe discutere contro di esso, ma in questo caso, non c’è altra possibilità”.