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Corte Suprema d’Israele,
simbolo d’integrazione

Sul finire degli anni ’90 Khaled Kabub era un avvocato di successo nel settore privato. Nato e cresciuto a Jaffa, figlio di un autista di autobus e di una casalinga, aveva conseguito una doppia laurea in giurisprudenza e in storia, Islam e diritto presso l’Università di Tel Aviv, specializzandosi poi in diritto commerciale. Presentatosi ad un’udienza davanti alla Corte Suprema d’Israele, attirò l’attenzione dei giudici. In particolare dell’allora presidente Aharon Barak, che proprio in quegli anni, assieme ai colleghi, aveva rafforzato il ruolo della Corte all’interno della democrazia israeliana. Barak suggerì a Kabub di intraprendere la carriera di magistrato. Un consiglio che l’avvocato decise di seguire diventando nel 1997 giudice del Tribunale di Netanya. Venticinque anni dopo, Kabub è salito fino ai vertici della giurisprudenza israeliana, ottenendo la nomina a giudice della Corte Suprema. Lì a Gerusalemme dove era iniziato il suo percorso con quell’incontro quasi fortuito. Ora Kabub è diventato il primo giudice musulmano ad ottenere, in via permanente, il delicato incarico. Altri magistrati arabi avevano ricoperto l’incarico – tra cui –
Con lui sono stati nominati altri tre nuovi giudici (su quindici totali), Gila Kanfi-Steinitz, Yechiel Kasher e Ruth Ronen. “Sono stati selezionati secondo i tre criteri che ho stabilito: eccellenza, equilibrio e diversità. Una varietà di opinioni, generi e background etnici”, ha dichiarato il ministro della Giustizia Gideon Sa’ar dopo l’ufficializzazione delle nomine. Sa’ar rappresenta un’ala critica della svolta avviata da Barak nella metà degli anni ’90, ovvero quel mondo conservatore che valuta negativamente l’attivismo della Corte suprema. Con il suo arrivo al ministero della Giustizia aveva dichiarato di voler modificare questo equilibrio e riformare il sistema giudiziario. Per il momento, raccontano i quotidiani israeliani, si sta muovendo in questa direzione, ma con cautela. “La maggior parte della gente capisce che il sistema giudiziario ha bisogno di riparazione e non di distruzione, e apprezza l’impegno a preservare Israele come stato ebraico e democratico”, ha dichiarato Sa’ar. “Sono responsabile di questo sistema vitale. Non ho ricevuto e non riceverò veti o dettati da partiti estremisti o di opposizione”.
Il comitato di nomina era guidato dallo stesso Sa’ar, affiancato dal ministro dell’Interno Ayelet Shaked del partito Yamina; dai giudici della Corte Suprema Esther Hayut, Uzi Vogelman e Yitzhak Amit; dagli avvocati dell’Israel Bar Association Ilana Seker e Muhammad Na’aman; dal parlamentare del partito di estrema destra Sionismo religioso, Simcha Rothman e dal laburista Efrat Rayten.
Rothman ha espresso la sua contrarietà alla candidatura di Kabub, 63 anni, attualmente vice presidente della Corte distrettuale di Tel Aviv. Mentre a sostenerlo è stata la presidente della Corte suprema Hayut, che già lo aveva proposto nel 2017.