Israele è dalla parte dell’Ucraina, ma la sua sicurezza passa da Mosca

Di fronte all’aggressione russa dell’Ucraina, Israele ha gradualmente alzato i toni nei confronti di Mosca. Inizialmente le dichiarazioni del governo di Gerusalemme sono state caute. Poi, con l’aggravarsi della situazione, è arrivata la condanna netta affidata al ministro degli Esteri Yair Lapid. “L’attacco russo all’Ucraina è una grave violazione dell’ordine internazionale. Israele condanna questo attacco ed è pronto e preparato a offrire assistenza umanitaria ai cittadini ucraini”, ha dichiarato Lapid in conferenza stampa.
Dalle parole dello stesso ministro è emersa però la complessità dei rapporti d’Israele con la Russia. Questi ha infatti definito Mosca come “il nostro vicino a Nord”. Il riferimento è alla presenza russa in Siria, dove il Cremlino è attivo per sostenere militarmente il regime di Assad. Con i “vicini del Nord” Israele ha stipulato un’intesa che garantisce mano libera alla sua aviazione per colpire obiettivi strategici legati all’Iran in territorio siriano. Perché qui il regime di Teheran continua a far confluire armi per rifornire i suoi alleati nell’area – i terroristi di Hezbollah su tutti – il cui obiettivo primario è la distruzione d’Israele.
Come spiega il giornalista israeliano Ben Caspit, la cooperazione tra le forze aeree israeliane e le forze russe in Siria è quindi una risorsa strategica per la sicurezza dello Stato ebraico. “Il meccanismo progettato per evitare attriti tra le due parti, compresi gli scontri accidentali, è stato messo in atto sotto Netanyahu, collegando l’esercito israeliano con una situation room russa e ha funzionato senza problemi. Dopo l’incontro di ottobre 2021 – spiega Caspit – tra Putin e Bennett a Sochi, Israele sembra abbia iniziato a colpire obiettivi legati all’Iran in Siria con una forte presenza militare russa, come la città portuale mediterranea di Latakia”. Con i negoziati sull’accordo nucleare iraniano a Vienna che sembrano in dirittura d’arrivo e non nella direzione auspicata da Gerusalemme, Israele, aggiunge Caspit, “non può permettersi di rinunciare all’accesso agli obiettivi iraniani sul suo confine settentrionale”. E quindi si trova ora in estrema difficoltà con il presidente russo Vladimir Putin. La sua aggressione dell’Ucraina rischia di compromettere l’intesa militare raggiunta sulla Siria, con effetti diretti per la sicurezza israeliana.
Dall’altro lato Israele non poteva esimersi dal solidarizzare con il popolo ucraino. Per questo Lapid ha chiarito pubblicamente che Gerusalemme voterà a favore di una risoluzione di condanna, in sede di Assemblea Generale dell’Onu, contro l’invasione russa. Una presa di posizione dura, ha sottolineato un funzionario degli Esteri a Caspit, che non è stata anticipata da nessun chiarimento con Mosca. “Sarebbe una dimostrazione di debolezza. Conosciamo i russi. Le dimostrazioni di debolezza non vanno d’accordo con Mosca. Le dimostrazioni di forza sì. – le parole del funzionario – I russi capiscono perfettamente la nostra situazione. Faremo ciò che serve agli interessi di Israele, ma non dimenticheremo il nostro posto nella storia e i principi di moralità e giustizia”. Parole ribadite anche dal Primo ministro Naftali Bennett, che rimane il più cauto sul fronte delle dichiarazioni pubbliche. Negli scorsi giorni il Premier si era anche proposto come possibile mediatore – su richiesta anche dell’Ucraina – per il conflitto. “Abbiamo adottato una linea misurata sull’Ucraina: siamo gli unici che possono parlare con entrambe le parti e aiutare”, ha dichiarato in queste ore Bennett in una conferenza organizzata dal Mossad. Per poi aggiungere che Israele sta già aiutando. “Solo questa mattina abbiamo inviato tre aerei pieni di aiuti umanitari, soprattutto medicine, e ne invieremo altri, se necessario. Ci stiamo anche preparando a fornire aiuti umanitari sul terreno, e naturalmente a facilitare l’immigrazione degli ebrei”.
L’Agenzia Ebraica, ente che in coordinamento con il governo israeliano assiste gli ebrei interessati a fare l’aliyah (immigrare in Israele), ha dichiarato di aver aperto sei stazioni di elaborazione per potenziali immigrati ai valichi di frontiera ucraini con Polonia, Moldova, Romania e Ungheria. Il ministero dell’Immigrazione e dell’Assorbimento sta preparando piani di accoglienza per accogliere la nuova ondata di arrivi.
(Nell’immagine, una manifestazione per l’Ucraina davanti all’ambasciata russa a Tel Aviv)