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Gli incontri nel Negev
per costruire percorsi di pace
Il vertice nel segno di Ben Gurion

“È nel Negev che la creatività e il vigore pionieristico di Israele saranno messi alla prova”, diceva David Ben Gurion, che scelse il Negev e in particolare il kibbutz Sde Boker come sua ultima casa. Proprio a Sde Boker in queste ore sarà la diplomazia ad essere messa alla prova per un summit dal significato storico: per la prima volta si incontrano in Israele gli alti rappresentanti diplomatici di Stati Uniti, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco, accolti dal padrone di casa, il ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid. Le minacce poste dall’Iran al Medio Oriente e le divergenze sull’accordo nucleare sono i temi principali in agenda di questo appuntamento, organizzato in un luogo simbolo del sionismo come Sde Boker. “Questi giorni ci ricordano che se vuoi la pace, devi essere in grado di difenderla. La forza militare e diplomatica non è un ostacolo alla pace, è ciò che la garantisce”, ha sottolineano Lapid incontrando a Gerusalemme il capo della diplomazia americana Antony Blinken. Al segretario di Stato Usa il ministro degli Esteri ha ribadito che “la relazione tra i nostri due paesi è indissolubile. Questa è l’amicizia più stretta e l’alleanza più forte che Israele ha”. Un punto di partenza da tenere a mente in un mondo scosso dall’aggressione russa all’Ucraina. Aggressione, ha ribadito Lapid a Blinken, che Israele è impegnata a fermare assieme ai suoi partner internazionali. “Abbiamo dovuto affrontare il fatto che Israele non ha una legge completa sulle sanzioni, ma siamo riusciti a far parte dello sforzo globale per fermare questa guerra attraverso queste ultime”, le parole del politico israeliano. “Ringraziamo il ministro degli esteri per il suo forte ripudio dell’aggressione russa contro l’Ucraina e la promessa israeliana che la Russia non sarà usata come porta di servizio” per aggirare le sanzione, la replica di Blinken. Quest’ultimo ha poi toccato il tema centrale del summit del Negev: l’Iran. Ha dato garanzie sul fatto che Washington, anche con la firma dell’accordo nucleare (che sembra imminente), non distoglierà l’attenzione dalle minacce di Teheran e si impegnerà affinché il regime non ottenga l’atomica. Ma tutti i ministri che partecipano all’incontro a Sde Boker chiedono rassicurazioni ulteriori agli Stati Uniti, sottolineano gli analisti israeliani. “Si può considerare questo incontro – scrive Amos Harel di Haaretz – come un tentativo americano di placare le preoccupazioni trasmesse dalla maggior parte delle capitali della regione, data la mancanza di chiarezza sulla direzione di Washington” rispetto alla politica mediorientale. Da Dubai al Cairo, passando per Gerusalemme, la richiesta è che la Casa Bianca non lasci gli alleati in Medio Oriente da soli nel confronto con la minaccia regionale iraniana. E sia protagonista attiva nello stabilizzare la regione. Un elemento utile anche alla luce della complessa sfida internazionale portata dalla crisi ucraina.
“In un momento in cui i venti di guerra soffiano in Europa, i prezzi dell’energia e del grano sono alle stelle e la situazione geopolitica in Medio Oriente è in avanzato cambiamento a causa della possibilità di una imminente firma dell’accordo nucleare con l’Iran, la leadership mediorientale si sta assumendo la responsabilità e i consigli per formulare la politica e stabilizzare la situazione. Questa volta, sembra che il Medio Oriente ribelle si stia comportando come l’adulto responsabile. – scrive Ksenia Svetlova sul sito Zman – Agli occhi di Israele, questo incontro è di particolare importanza: se una volta era percepita come un nemico, o al massimo come un elemento di disagio, oggi rappresenta un partner significativo e un attore influente sia nella sicurezza che nel mercato energetico” in Medio Oriente. Il vertice di Sde Boker, frutto del lavoro di Lapid, ne è un ulteriore dimostrazione.