“Dalla pandemia alla crisi ucraina, Israele in prima fila per aiutare”
Dall’impegno nel sostenere la popolazione ucraina alla lotta al terrorismo, dal lavoro diplomatico per dare una svolta all’orientamento dell’Italia nelle sedi internazionali alla cooperazione con il governo e con le comunità ebraiche italiane sul fronte della pandemia. In chiusura della sua tre giorni di visita alla Milano ebraica, Dror Eydar ha colto l’occasione per fare un bilancio del lavoro svolto alla guida dell’ambasciata d’Israele in Italia. Il suo mandato terminerà in estate e l’ambasciatore, incontrando al Tempio maggiore di via Guastalla diversi esponenti della Comunità ebraica milanese, ha sottolineato le tante sfide di questi anni, segnati dalla crisi sanitaria e ora dall’invasione russa dell’Ucraina. “Non abbiamo fatto in tempo a vedere la fine della tragedia della pandemia che siamo finiti in un altro dramma, quello ucraino” ha rimarcato il diplomatico, accolto, tra gli altri, dal rabbino capo Alfonso Arbib, dal presidente della Comunità Walker Meghnagi e dal vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Milo Hasbani. “Israele – ha poi aggiunto – è impegnata a sostenere a livello umanitario le vittime del conflitto: abbiamo inviato oltre 100 tonnellate di aiuti umanitari e attrezzature mediche, da Roma sono partiti sei enormi generatori per alimentare gli ospedali di Leopoli e una settimana fa è entrato in funzione il nostro ospedale da campo che ha già curato migliaia di ucraini”.
In questo complicato scenario internazionale, ha evidenziato l’ambasciatore, Israele ha sia un ruolo di mediazione, sia di luogo di accoglienza. “Abbiamo già accolto migliaia di ucraini e ci prepariamo a riceverne altri, così come ad accogliere chi sceglie di lasciare la Russia. Del resto Israele è nata con un obiettivo: essere lo Stato rifugio degli ebrei”. In questa già delicata situazione, si è inserita la nuova ondata di violenza terroristica. “I terroristi cercano di rompere la nostra unità. Ma non ci riusciranno”. Il terrorismo e la leadership palestinese che si “è sempre opposta al compromessa” vivono fuori dal tempo, la riflessione del diplomatico. Lo dimostra lo storico vertice del Negev con i rappresentanti di diversi paesi arabi. “Dopo tanti anni, nel Negev è stato ribadito un concetto, che Israele non è un problema per il Medio Oriente, ma è la soluzione”. Anche per questo l’ambasciatore non ha nascosto la delusione e frustrazione per quanto accade nelle sedi internazionali, dove il pregiudizio anti-israeliano rimane consolidato. “Nessuna paese ha ricevuto così tante mozioni di condanna come noi negli ultimi sei anni. È possibile che la Siria, con centinaia di migliaia di morti e di profughi, sia stata oggetto di otto mozioni, mentre Israele nello stesso periodo di 112?”. Su questo punto il diplomatico ha evidenziato, come già in passato, la necessità che l’Italia si esponga e prenda un orientamento chiaro di contrasto a questo atteggiamento. “La nostra amicizia con l’Italia è salda. Collaboriamo su moltissimi fronti, dalla difesa all’agricoltura, come dimostra l’importante incontro internazionale organizzato a Napoli a maggio dove metteremo a disposizione delle aziende italiane il nostro know how”. Proprio in virtù di questo costante collaborazione, Eydar ha rimarcato l’importanza che il governo di Roma difenda Israele nelle sedi internazionali.
“Vogliamo ringraziare l’ambasciatore per la sua visita a Milano. – ha evidenziato a margine a Pagine Ebraiche il presidente della Comunità Meghnagi – Le sue parole e il suo impegno ci hanno ricordato una volta di più l’importanza fondamentale dello Stato d’Israele per gli ebrei di tutto il mondo. Rispetto all’Italia, è importante portare avanti il lavoro fatto dall’ambasciatore con la Farnesina sul tema della diplomazia internazionale, tenendo conto degli strettissimi legami tra Roma e Gerusalemme”.
Un ringraziamento al diplomatico è arrivato anche da Hasbani, a conclusione dell’incontro. “Come vicepresidente UCEI, come ex presidente della Comunità e come cittadino israeliano ci tengo a ringraziare l’ambasciatore per quanto ha fatto per noi. È sempre stato vicino all’Unione e a Milano, specialmente nel periodo della pandemia, non ha fatto mancare il suo sostegno, chiedendo costantemente aggiornamenti. Anche durante la tragedia del Mottarone è sempre stato presente. Questo sostegno non era scontato”.
A invitare a non dare per scontato il rapporto tra mondo ebraico e Israele è stato invece rav Arbib. “Quanto ci ha detto l’ambasciatore dimostra con i fatti come l’antisemitismo contemporaneo ha un suo focus nell’odio contro Israele. Dobbiamo capirlo e combatterlo, altrimenti commettiamo un errore storico. – ha evidenziato il rav – Si tratta di una questione di sopravvivenza. Il nostro rapporto con Israele va al di la della storia, è assolutamente straordinario, è alla base della nostra vita ebraica”.