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Israele, governo a rischio

Il respiro del trentaseiesimo governo d’Israele si fa sempre più corto. Con la riapertura dei lavori della Knesset l’opposizione guidata dall’ex Premier Benjamin Netanyahu è pronta a fare di tutto per rovesciarlo. L’esecutivo ha i piedi d’argilla: dal 6 aprile scorso è infatti rimasto senza maggioranza. Con l’uscita della parlamentare Idit Silman del partito Yamina, la coalizione ora si regge su 60 seggi su 120 totali. A Netanyahu basterà trovare un voto per darle la spallata definitiva. E per questo, dicono i media israeliani, il suo Likud potrebbe portare tra 72 ore in parlamento un disegno di legge per decretarne lo scioglimento. Il suo passaggio non è però sicuro: serviranno tre approvazioni, ma soprattutto servirà convincere ancora un parlamentare a lasciare il carro guidato dal duo Natfali Bennett e Yair Lapid. Senza una ulteriore defezione, il traballante governo potrebbe proseguire il suo complicato cammino. Inoltre l’opposizione, prima di muoversi, deve essere sicura di ottenere la maggioranza semplice in lettura preliminare così come in quella successiva. Un’eventuale bocciatura in queste due fasi significherebbe non poter più presentare per sei mesi la richiesta di scioglimento. Sei mesi che darebbero un po’ d’ossigeno, almeno sulla carta, al Primo ministro Bennett e al suo alleato Lapid per raggiungere ancora qualche obiettivo. Quale, non è ancora chiaro. Intanto una decisione dall’effetto immediato è stata presa: dal 20 maggio non sarà più necessario, per chi entra in Israele, fare il test anti-covid all’aeroporto Ben Gurion. Un allentamento cha facilita così gli ingressi anche dei turisti in Israele. Inoltre, a partire dal 12 maggio sarà sufficiente fare un test rapido 24 ore prima dell’arrivo al Ben Gurion e non più un tampone molecolare (Pcr).
Apertura che dà un segnale positivo, ma non distoglie il governo dai suoi problemi. In una riunione delle scorso ore, i partiti di coalizione hanno esaminato proprio quali legislazioni potrebbe essere approvate con il sostegno dell’opposizione e quali no. “Abbiamo una responsabilità nazionale e siamo impegnati a continuare a sostenere questo governo. Sarebbe irresponsabile trascinare Israele nelle elezioni e nel caos in questo momento. La continuazione del governo dipende da ognuno di noi e insieme possiamo avere successo”, le parole di Bennett al termine del confronto. Il suo partito appare tra quelli più a rischio defezioni, avendo già perso due membri da inizio legislatura (tra cui la citata Silman).
La crisi politica poi è ulteriormente complicata dalla scelta del partito Ra’am di congelare la propria adesione alla coalizione a causa dei disordini sul Monte del Tempio di Gerusalemme. Senza i quattro seggi di Ra’am, il governo sarà in netta minoranza e non potrà che cadere (salvo imprevedibili soccorsi da parte di altri partiti). Dall’altro lato il partito ultraconservatore islamico e soprattutto il suo leader Mansour Abbas sanno che un ritorno alle urne rappresenta un rischio. Al momento, stando nella coalizione, Abbas ha ottenuto dei risultati per il suo elettorato. Forse però non sufficienti per premiarlo in nuove elezioni. Se così fosse, il suo Ra’am rischia di non superare la soglia di sbarramento e rimanere fuori dalla Knesset. Dal far parte del governo e avere un peso politico reale, Abbas passerebbe quindi all’irrilevanza politica. Per lui staccare la spina non è una scelta così scontata, seppur alcuni suoi parlamentari spingano in tal senso. In più Abbas ha irritato molti colleghi di coalizione, con la sua mossa di sposare la propaganda islamica rispetto ai disordini nell’area della moschea al-Aqsa.
Anche all’interno di Yamina, il partito di Bennett, la situazione è tesa. Secondo i media Nir Orbach e Abir Kara stanno facendo le loro mosse. “Attualmente, le richieste di Orbach sono state affrontate estendendo i sussidi per l’assistenza all’infanzia agli studenti della yeshiva e andando avanti sull’approvazione della costruzione di insediamenti in Cisgiordania. – scrive il Times Of Israel – Kara vuole benefici economici per le piccole imprese e i lavoratori autonomi”.