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Draghi arriva in Israele

Alle 16.00 ore locali il Presidente del Consiglio Mario Draghi sbarcherà in Israele per una missione con al centro l’approvvigionamento energetico, gli equilibri geopolitici mediorientali, la crisi ucraina e quella, ad essa legata, alimentare. Un viaggio a cui i quotidiani italiani dedicano molta attenzione, ricordando che l’ultimo capo di governo italiano a venire a Gerusalemme è stato Renzi nel 2015 (La Stampa e Corriere). In poco più di ventiquattrore Draghi visiterà la sinagoga italiana, incontrerà il presidente Herzog, il ministro degli Esteri Lapid, si recherà allo Yad Vashem, avrà il bilaterale con il Premier Bennet per poi concludere la sua missione a Ramallah.
Oltre alla cruciale questione del gas, con diverse opzioni davanti per portarlo dai giacimenti israeliani in Europa, la crisi ucraina e il ruolo di Israele come possibile mediatore sarà sul tavolo, evidenzia tra gli altri il Corriere. “Il ruolo di equidistanza di Israele fra gli interessi di Kiev e Mosca consentirà – scrive il quotidiano – di approfondire il dossier dei possibili negoziati, della formazione di un pool di Stati, alla cui partecipazione si è candidata anche l’Italia, per costruire una rete internazionale di sicurezza che possa riavvicinare i due Paesi in guerra in modo graduale, iniziando dalla crisi alimentare per cercare di arrivare, quando possibile, a veri negoziati di pace”. Repubblica spiega come il tema della crisi alimentare abbia risvolti di sicurezza per Israele e per l’area del Mediterraneo: “La crisi del grano, se perdura, rischia di consegnare migliaia e migliaia di affamati alla propaganda del Jihad armato. Il terrorismo di matrice islamica è tutt’altro che sconfitto”.
A queste tematiche, si aggiungono altri dossier di collaborazione, prosegue Repubblica: dalla sanità alla sicurezza cibernetica, fino all’aerospazio. E si discuterà, prosegue il quotidiano, la possibilità di organizzare un summit bilaterale in Israele per ottobre. Dimostrazione della stretta collaborazione tra i due paesi. Altra strada su cui si lavora, il coinvolgimento d’Israele nelle commemorazioni per il Giorno della Memoria come accade in Germania.

Quale via per il gas israeliano. Sono diverse le opzioni che potrebbero portare il gas israeliano dall’altra parte del Mediterraneo. Le fonti dei diversi quotidiani ritengono poco probabile che si scelga la strada del progetto Eastmed, colossale pipeline che dovrebbe attraversare e coinvolgere Grecia e Cipro ed essere pronta per il 2027. L’iniziativa è osteggiata dai turchi, che verrebbero tagliati fuori e dagli Usa per il suo impatto ambientale, riferisce La Stampa. II modo più rapido, rileva Repubblica in un approfondimento dedicato alla questione, per creare un corridoio da Leviathan (uno dei giacimenti) verso l’Italia passa per lo sfruttamento dell’esistente “gasdotto della pace” che collega la città di Ashkelon con quella egiziana di Al-Arish sulla costa del Sinai e di cui il 25% è stato acquistato dall’italiana Snam nel 2021. Percorso di facile attuazione, si legge, ma non risolutivo per quantità. Servono quindi alternative e si ritorna o a Eastmed (che fonti di Repubblica non escludono) o un passaggio “dalla Turchia, costruendo un gasdotto che da Israele si andrebbe ad allacciare all’esistente Tanap, che dall’Azerbaijan porta il gas fino in Italia passando per il Tap in Grecia”. Cinque o sei anni per realizzare questa seconda opzione, con l’elemento positivo di non essere subacqueo e di usare un’infrastruttura già esistente. Lo svantaggio, rileva Repubblica, il coinvolgimento di un paese terzo come la Turchia. Delle tre alternative parla anche Domani, che rispetto a quest’ultima sottolinea come “fonti governative israeliane non considerano le relazioni fra Israele e Turchia sufficientemente mature per ipotizzare una collaborazione di lungo termine su un progetto di larga scala come un gasdotto”.

L’Italia e i limiti agli indennizzi per le vittime dei nazisti. L’Italia ha istituito, il 30 aprile scorso, per decreto un fondo per il “ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l’umanità, in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich nel periodo tra il 1° settembre 1939 e l’8 maggio 1945”. Il limite deciso per presentare le domande era molto stretto: entro il 30 maggio 2022. Seguendo questa linea, i parenti delle vittime italiane dei nazisti non possono più chiedere risarcimenti alla Germania, scrive Repubblica e per questo diverse realtà, tra cui l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, hanno protestato con il governo. “Ci siamo rivolti al primo ministro perché il decreto legge ci ha lasciati sgomenti – spiega a Repubblica il vicepresidente UCEI Giulio Disegni – a cominciare dallo strumento scelto, urgente, quando si parla di crimini di guerra, talmente gravi e imprescrittibili, cui invece si pone un termine definitivo. Le preoccupazioni non sono delle comunità ebraiche, ma riguardano tutta la società civile. Ci preme garantire la possibilità di ricorrere contro chi ha lacerato famiglie e affetti”. Il decreto si trova al Senato per la riconversione in legge. “Seguiamo l’iter attraverso gli emendamenti proposti – prosegue Disegni – per procrastinare, o eliminare, il termine entro cui presentare i ricorsi e, poi, cercando di interrogare il legislatore sulle responsabilità di fatti che, in questo modo, ricadono sull’Italia, che li risarcisce”.

Italia e Francia al voto. I quotidiani parlano dell’attesa per i risultati delle amministrative e del flop del referendum sulla giustizia. Quest’ultimo ha registrato l’affluenza più bassa di sempre, attorno al 19% degli aventi diritto. Rispetto alle amministrative, secondo gli exit poll il centrodestra sarebbe avanti a Genova, Palermo, Catanzaro e L’Aquila, il centrosinistra a Verona e Parma. Intanto in Francia Macron sembra sia riuscito a tenere la maggioranza in parlamento e non dovrà quindi convivere con un Jean-Luc Mélenchon – candidato di estrema sinistra – come Premier.

Legami. Su Repubblica il giornalista Meir Ouziel si sofferma sui millenari legami tra il popolo ebraico e l’Italia, riflettendo poi sulla sua evoluzione con la costruzione e nascita dello Stato d’Israele (tra gli altri, Ouziel fa riferimento alla Conferenza di Sanremo del 1920). In riferimento alle cooperazioni attuali tra i due paesi, si ricorda il recente summit a Napoli Agritech come esempio di collaborazione.

Memoria al cinema. Parte questa sera la prima edizione della rassegna di film La Shoah nel cinema italiano – Cineforum promossa dalla Fondazione Museo della Shoah e curata dalla storica Isabella Insolvibile. Primo film, come ricorda il Messaggero presentando l’iniziativa, sarà Hotel Meina, il film diretto da Carlo Lizzani uscito nel 2007 e ispirato all’omonimo saggio di Marco Nozza. La proiezione è stata organizzata alla Casina dei Vallati, sede della Fondazione (ore 20.30).

Attacchi in Iran. Sul Fatto Quotidiano si parla di una presunta strategia dell’intelligence israeliana di colpire in Iran con azioni diverse e slegate: dall’eliminazione di un ufficiale iraniano coinvolto nel terrorismo agli attacchi informatici a siti civili. Obiettivo, scrive il Fatto, generare caos nel paese.

Daniel Reichel