moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Israele, cade il governo Bennett-Lapid
Il paese si prepara a nuove elezioni

Per la quinta volta in tre anni e mezzo Israele si prepara a tornare a votare. La fragile ed eterogenea coalizione guidata dal Primo ministro Naftali Bennett e dal suo alleato Yair Lapid, attuale ministro degli Esteri, non ha retto e dopo un anno ha alzato bandiera bianca. Troppi i contrasti interni e soprattutto troppe le defezioni che hanno tolto al governo la maggioranza alla Knesset. Alla fine mediazioni e compromessi non sono bastati per tenere vivo l’esperimento in cui convivevano destra, sinistra e arabi. Così i due leader hanno annunciato quello che da settimane sembrava inevitabile: la caduta del governo e lo scioglimento del parlamento. Perché quest’ultimo si concretizzi serve però una legge ad hoc, che dovrebbe essere approvata nel giro di una settimana. L’opposizione, guidata dal Likud di Benjamin Netanyahu, ha dichiarato di voler provare prima dello scioglimento a formare una nuova maggioranza. Numeri alla mano però non sembra che Netanyahu possa raggiungere i 61 seggi necessari per mantenere viva questa legislatura. Lo sguardo quindi è rivolto ai nuovi mesi di campagna elettorale che segneranno il paese – le elezioni si terranno tra fine ottobre e inizio novembre – e alle strategie dei diversi partiti per guadagnare terreno.
I sondaggi danno sempre avanti il Likud di Netanyahu, ancora ampiamente primo partito nel paese. Le proiezioni lo attestano a 36 seggi, ben sei in più di quelli attuali. Sedici in più rispetto al secondo partito, ovvero Yesh Atid di Yair Lapid. Gli analisti prevedono che la sfida tra quest’ultimo e Netanyahu sarà al cuore della prossima campagna elettorale.
L’ex Primo ministro ha già dato la linea al suo partito per i prossimi mesi. “Intendo costituire un governo nazionale ampio, forte e stabile”, ha dichiarato. L’alternativa, il suo messaggio, sarebbe un’altra coalizione a guida Lapid e “dipendente dai sostenitori del terrorismo”. Così Netanyahu ha infatti definito il partito arabo Raam, che ha fatto parte dell’ultima maggioranza. Da qui a ottobre, ribadirà il suo giudizio sull’ultimo governo che “ha abbandonato la sicurezza personale dei cittadini israeliani, che ha portato il costo della vita a livelli mai visti, che ha istituito tasse inutili, che ha messo a rischio il carattere ebraico del nostro Paese”.
Sul versante opposto Lapid cercherà di dimostrare quanto di buono è stato fatto in questo anno. Ad esempio votare un Bilancio dello Stato. Un provvedimento fondamentale che per tre anni e mezzo non era stato approvato, mettendo in difficoltà il sistema paese. Lapid inoltre cercherà di usare i mesi da premier ad interim per presentarsi all’elettorato come guida credibile per il paese. In altri termini, come scrivono alcuni quotidiani, per far abituare gli israeliani al suono delle parole “Premier Lapid”. All’associazione “Premier Netanyahu” del resto sono molto abituati e questo è uno dei suoi punti di forza.
Lapid cercherà di ricompattare dietro di sé il fronte anti-Netanyahu, che conta tra gli altri la destra di Gideon Saar (Nuova Speranza) e di Avigdor Lieberman (Israel Beitenu). Entrambi in queste ore hanno ribadito che non entreranno in un governo guidato dall’attuale leader del Likud. Affermazioni che sembrano così presagire un nuovo stallo elettorale. Senza i loro seggi o quelli del partito di Bennett (Yamina), Netanyahu difficilmente sarà in grado di ottenere la maggioranza. Le proiezioni danno il suo blocco a 59 seggi. Sotto quello che dovrebbe far riferimento a Lapid, che rimane a 55. Fuori da questi calcoli, la lista araba unita. Si tratterebbe dunque di un nuovo stallo. Questo sempre se tutti i partiti del fronte anti-Netanyahu riescano a superare la soglia, cosa non sicura. In caso contrario Netanyahu, dopo cinque tentativi in meno di quattro anni, potrebbe avere le porte aperte per tornare a governare Israele.