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Ucraina, un conflitto carico di traumi

Mentre l’aggressione russa ha ormai superato la soglia dei 150 giorni, l’Ucraina invasa cerca di trovare soluzione anche agli effetti psicologici che il conflitto sta infliggendo alla popolazione. “Alcune persone soffrono di una paura enorme, temono di morire o la morte dei loro parenti. Alcune sono profondamente arrabbiate per quello che sta succedendo e vogliono trovare un modo per tenere questa rabbia sotto controllo”, ha raccontato all’agenzia Associated Press la terapeuta Svitlana Kutsenko. Basata a Kiev, Kutsenko ha partecipato assieme a venti colleghi a un corso di formazione in Israele su come trattare i traumi psicologici emersi a causa della guerra. Su questo complicato versante Israele è infatti considerato un paese all’avanguardia. Già nel 1989 a Gerusalemme era nato il Centro Herzog per il trattamento dei traumi psicologici – Metiv: un luogo per dare risposte a una società segnata da continui conflitti, dal terrorismo, dalla storia di uomini e donne sopravvissuti alla Shoah e ad altre persecuzioni. Nel corso dei decenni il Centro ha fornito trattamenti psicoterapeutici a migliaia di persone con sintomi post-traumatici e si è impegnata nella formazione di professionisti israeliani e non. Tra questi ultimi, il gruppo proveniente dall’Ucraina, dove, scrive Ap, la consapevolezza di riconoscere e trattare i traumi psicologici rimane relativamente bassa. E il Paese non è attrezzato per gestire l’enorme numero di persone colpite dall’invasione russa. Da qui l’importanza, pur circoscritta nei numeri, della missione in Israele. Il corso comprendeva una formazione sulle tecniche di psicoterapia cognitivo-comportamentale comunemente utilizzate per trattare la depressione e l’ansia. “Abbiamo usato molti esercizi di immaginazione e credo saranno molto utili soprattutto per i bambini”, ha spiegato un’altra partecipante, Larysa Zasiekina, aggiungendo come i più piccoli, nonostante tutto, “vogliono giocare”.