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“Gerusalemme, attacco di un singolo.
La città è sicura, forte e accogliente”

Un atto di un lupo solitario, che ha agito in autonomia senza il supporto di nessuna rete. È quanto emerge dalle indagini compiute in queste ore dalle forze di sicurezza israeliane sull’attacco terroristico che ha segnato la notte di Gerusalemme. Nelle prime ore del mattino un terrorista – un giovane palestinese con passaporto israeliano residente a Gerusalemme Est – ha aperto il fuoco in due zone della Città Vecchia, ferendo otto persone. Due in modo grave, tra cui una donna incinta, che è stata portata immediatamente in ospedale per un parto d’emergenza. Il neonato, raccontano i media locali, è in condizioni critiche ed è ricoverato in terapia intensiva. Anche la madre versa in condizioni difficili e su di loro si concentra la preoccupazione del paese. “Tutti noi preghiamo per loro e speriamo in una pronta guarigione”, il messaggio del Primo ministro Yair Lapid, che nella riunione governativa di inizio settimana ha fatto un quadro della situazione. “Le forze di sicurezza si sono recate sul posto dell’attacco dopo pochi minuti, e per tutta la notte è stato condotto un inseguimento con la collaborazione dello Shin Bet, delle forze di difesa israeliane e della polizia”, ha spiegato il Premier. La caccia all’uomo, concentratasi nel quartiere di Silwan, si è protratta fino alla mattina, quando il terrorista si è costituito, presentandosi con l’arma usata nell’attacco a una stazione di polizia. Le valutazioni dell’intelligence, ha aggiunto Lapid, portano tutte verso la conclusione che si sia trattato di un attacco solitario. Dunque non vi sarebbe una regia esterna, temuta anche alla luce della recente operazione israeliana a Gaza contro la Jihad Islamica. Un’operazione considerata un successo perché ha inflitto un duro colpo al movimento terroristico affiliato all’Iran, ma che Israele è consapevole porterà a nuovi scontri. L’attacco di Gerusalemme non fa parte di questo quadro, ma rimane un episodio pericoloso per le possibili emulazioni. “L’attentato è grave e pericoloso. – scrive l’analista Kobi Michael dell’Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale di Tel Aviv – Non c’è dubbio che tra la popolazione palestinese di Gerusalemme est ci siano giovani, forse molti, che simpatizzano per questo atto e sono pronti a imitarlo e iniziare altri attacchi”. Anche perché, aggiunge, “continua senza sosta l’incitamento religioso e lo sforzo” di realtà terroristiche come Hamas di costruire “infrastrutture a Gerusalemme Est e creare possibili escalation e destabilizzazioni”. Per questo l’attenzione, in particolare nella capitale, rimarrà molto alta, con l’impegno a garantire di tutti i cittadini. “Gerusalemme, la capitale di Israele, è sicura, aperta, forte e accogliente sia per i residenti che per i turisti”, ha assicurato Lapid,