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“Sionismo, fonte d’orgoglio
e lezione per ritrovare l’unità”

Reclamare il sionismo e ricordare al mondo il suo vero significato, contestando quello che troppi detrattori gli attribuiscono. Dalla Svizzera, in occasione del 125esimo anniversario del Primo Congresso Sionista, il presidente d’Israele Isaac Herzog ha lanciato un messaggio a tutto il mondo ebraico. “Dobbiamo reclamare la proprietà del sionismo ogni giorno, – le sue parole – come espressione della nostra identità nazionale ebraica, delle nostre tradizioni, delle nostre speranze, del nostro orgoglio, dei nostri valori illuminati, della nostra giustizia e del nostro impegno per il Tikkun Olam”. Osservazioni risuonate nella sala concerti Stadtcasino di Basilea, lì dove il 29 agosto 1897 Theodor Herzl convocò per la prima volta il Congresso Sionista. Un luogo carico di storia e di emozioni in cui ricordare “un momento formativo che ha cambiato per sempre il corso della storia ebraica e umana”.
Davanti a centinaia di rappresentanti di organizzazioni ebraiche internazionali, Herzog si è soffermato sul significato del sionismo. “Un mix ideale e indispensabile di vecchio e nuovo. Ci dà il senso non solo di una sorte condivisa, ma anche di un destino condiviso, legato alle nostre radici più profonde. Queste radici intrecciano i tre fili inseparabili della nostra identità: nazione, terra e Stato”.
Dal momento della sua fondazione, ha aggiunto il presidente israeliano, “il sionismo è stato un movimento che ha sostenuto la responsabilità condivisa per il nostro destino. Oggi che questa missione grava sulle nostre spalle, è nostro dovere portarla avanti insieme”.
Proprio l’idea di condivisione e unità è stato uno dei punti cardine del suo discorso. “Mentre celebriamo i 125 anni da quando Herzl e i suoi colleghi delegati annunciarono il loro ambizioso sogno, impegniamoci, in tutto il mondo ebraico, a rafforzare il nostro senso collettivo di unità ebraica. Insieme, mano nella mano”.
Per Herzog questo non rappresenta solamente un auspicio, ma anche “la missione principale della mia presidenza”. Così come il suo predecessore Reuven Rivlin, le divisioni e polarizzazioni interne allo Stato d’Israele, così come alcune fratture tra Israele e comunità della Diaspora, rappresentano un grave pericolo per il futuro del mondo ebraico. Nel suo discorso Herzog ha suggerito alle comunità israeliane e della diaspora di prendere esempio dai “sorprendenti progressi del dialogo tra ebrei e musulmani”. Un richiamo agli Accordi di Abramo che hanno portato alla normalizzazione delle relazioni tra Israele e diversi Stati arabi. Se il dialogo ha portato risultati con un mondo tradizionalmente ostile, il messaggio del presidente, perché non seguire questa strada con convinzione e senso di responsabilità anche all’interno. Anche perché per Herzog sionismo oggi è “soprattutto responsabilità per la nostra radicata identità ebraica come individui. Per la nostra coesione come popolo eterogeneo e ricco di opinioni, il cui legame profondo e vincolante con la sua terra ancestrale, Sion, trova espressione nel nome ‘sionismo’. Responsabilità per l’esistenza e la prosperità dello Stato ebraico e democratico di Israele, massima espressione sovrana e politica del movimento sionista. E, – la conclusione del capo di Stato – non meno importante, responsabilità per il fatto che siamo parte della famiglia delle nazioni, nel tentativo di contribuire a risolvere le più grandi sfide dell’umanità, lasciando in eredità il tikkun olam al mondo intero. ‘Perché da Sion uscirà la legge!’ (Isaia 2)”.
Molto meno solenne, ma comunque simbolico un altro appuntamento che ha visto Herzog protagonista a Basilea in questo speciale anniversario. La riproduzione dell’iconica foto di Theodor Herzl sul balcone dell’Hotel Drei Könige mentre guarda il Reno. Nel 1987 a ricreare quella storica posa, con lo sguardo rivolto al futuro, era stato Chaim Herzog, padre di Isaac e sesto presidente d’Israele. Ora è toccato al figlio nonché attuale presidente israeliano (nell’immagine).

dr