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L’ambasciatore Alon Bar a Roma
pronto per rappresentare Israele

Arrivato a Roma, il nuovo ambasciatore d’Israele Alon Bar è pronto per la sua missione in Italia. Nelle prossime settimane presenterà ufficialmente le sue credenziali al Capo dello Stato Sergio Mattarella. Nel frattempo ha incontrato l’ambasciatore capo del protocollo diplomatico italiano Inigo Lambertini, a cui ha presentato copia delle credenziali firmate dal Presidente d’Israele Isaac Herzog (nell’immagine). “Mazal tov” il messaggio di Lambertini, che a fine agosto ha salutato calorosamente il predecessore di Bar, Dror Eydar. “In tre anni ha imparato in modo eccellente l’italiano ed è stato un vero e proprio costruttore delle relazioni tra i nostri due Paesi”. Su questa scia dunque si avvia la missione di Bar, a lungo a capo dell’establishment politico-strategico del ministero degli Esteri.
Diplomatico di lungo corso, Bar ha seguito da vicino diverse questioni delicate per Gerusalemme. Esempio più recente la sua missione, il 9 maggio scorso, in Turchia per incontrare la controparte di Ankara e preparare – come ha raccontato il giornalista Barak Ravid – la visita in Israele del ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu. Una missione portata a termine a fine maggio.
Sul piano dei rapporti con l’Europa, Bar è intervenuto nella crisi tra Polonia e Israele, criticando Varsavia per la controversa legge che ha reso molto difficile ai sopravvissuti alla Shoah ottenere la restituzione delle proprietà sequestrate dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Al diplomatico era stato affidato l’incontro con l’ambasciatore polacco in Israele Marek Magierowski, convocato per protestare formalmente contro la norma. In quell’occasione Bar, si leggeva in una nota, aveva evidenziato come il provvedimento interessasse “il 90 per cento delle richieste presentate dai sopravvissuti o dai loro discendenti per recuperare le proprietà depredate”. Si chiedeva quindi a Varsavia di tornare sui propri passi e modificare la norma. Appello inascoltato, con la conseguente crisi diplomatica tra i due paesi e con la norma varata dal parlamento polacco.
Prima di tornare agli Esteri a Gerusalemme, Bar ha avuto un’altra esperienza europea, guidando l’ambasciata a Madrid dal 2011 al 2015. In un’intervista a El Mundo, a conclusione del suo mandato, aveva valutato positivamente quell’esperienza. “Penso di essere stato in grado di avere una parte importante nell’agenda spagnola. Abbiamo ampliato i legami tra i due Paesi e l’atmosfera in Spagna è molto migliorata nei confronti di Israele rispetto a prima del mio arrivo”. All’ambasciatore El Mundo aveva chiesto anche la sua posizione sul conflitto con i palestinesi. “Resto ottimista sul fatto che la soluzione più logica sia la creazione di uno Stato palestinese”, aveva spiegato all’epoca. “Sono a favore della soluzione dei due Stati”, aveva poi aggiunto. “Israele riconoscerà lo Stato (palestinese), purché all’interno di un accordo e non al di fuori”. Aveva poi ricordato come “il rifiuto di questo accordo è più forte da parte palestinese che da parte israeliana. Negli ultimi negoziati, Israele ha accettato il 90% delle richieste palestinesi, che invece hanno rifiutato l’intesa”.
Rimanendo in tema di rapporti con l’Europa, pochi giorni prima che scoppiasse il conflitto innescato da Hamas nel maggio 2021, l’ambasciatore aveva incontrato tredici colleghi europei – tra cui i rappresentanti di Francia, Germania e Italia. Un’occasione per ribadire loro che Israele non aveva intenzione di ostacolare in nessun modo le elezioni palestinesi e di non prestare ascolto all’Autorità palestinese che sosteneva il contrario. “Durante l’incontro, Alon Bar ha sottolineato agli ambasciatori che le elezioni nell’Autorità Palestinese sono una questione interna palestinese e che Israele non ha intenzione di intervenire o impedirle”, si leggeva in un comunicato del ministero degli Esteri di Gerusalemme. “Israele sta agendo con cautela e responsabilità per evitare il deterioramento della situazione sul campo e si aspetta che i Paesi europei si comportino allo stesso modo”. Abbas, preoccupato per un’eventuale sconfitta elettorale, aveva poi deciso di far saltare le elezioni, generando ulteriori attriti con il movimento terroristico di Hamas. Rispetto agli scenari internazionali, Bar ha molta esperienza per quanto riguarda i temi Onu. È infatti stato vicedirettore generale per le Nazioni Unite e le Organizzazioni Internazionali presso il Ministero degli Affari Esteri israeliano.
Nel marzo scorso, a poche settimane dalla visita del Presidente del Consiglio Mario Draghi, aveva incontrato a Gerusalemme il direttore generale alla Farnesina Pasquale Ferrara. Tra i due, si leggeva in una nota diplomatica israeliana, c’era stato un “ottimo scambio su questioni internazionali, regionali e bilaterali”.

dr