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Tamir, Michael e Motti
nuove vittime dell’odio

Con l’operazione Breaking the Wave (Rompere le onde) in Cisgiordania, esercito e intelligence israeliani erano riusciti a ridurre il livello degli attacchi terroristici negli ultimi mesi. Dopo l’ondata di violenza tra marzo e aprile, la pressione portata dalle forze di sicurezza sulle cellule del terrorismo palestinese aveva raggiunto il risultato di calmare per quanto possibile le acque. Salvo alcuni disordini, spiegava negli scorsi giorni un alto funzionario al sito ynet, la situazione in Cisgiordania appariva sempre più sotto controllo. Fino all’attacco ad Ariel di ieri, che ha lasciato sul terreno tre vittime – Tamir Avihai, 50 anni, Michael Ladygin, 36 anni, e Motti Ashkenazi, 59 anni – e tre feriti. A compierlo, un diciottenne palestinese senza precedenti e in possesso di un permesso di lavoro per accedere all’area industriale di Ariel. Qui ha iniziato la sua scia di violenza, che si è protratta per venticinque minuti prima di venire eliminato dall’intervento di alcuni soldati e civili armati. Troppo il tempo in cui ha potuto agire liberamente, scrivono gli analisti. Ma ora la preoccupazione è soprattutto per eventuali emulazioni. “Si può presumere che molti loderanno sui social network (principalmente Tik tok) e glorificheranno questa follia omicida come atto di supremo eroismo. – spiega l’analista militare di Yedioth Ahronoth – Di qui il grande pericolo dell’attentato, che molto probabilmente può servire da ispirazione per ulteriori attacchi omicidi da parte di giovani palestinesi che cercheranno di conquistare la stessa ‘gloria di martire’. È così che potrebbe essere erosa la deterrenza raggiunta dall’esercito, dallo Shin Bet, dalla polizia di frontiera – e anche dai meccanismi di sicurezza palestinesi – in molti mesi di combattimenti e contromisure sotto il nome in codice di ‘Breaking the Wave'”.
In questo quadro delicato, il paese si stringe attorno alle famiglie delle vittime. E una storia in particolare ricorda alla nazione e non solo le radici lontane della violenza terroristica. Quella di Yonit Ashkenazi. Ora in lutto per la perdita del marito Motti, nel 1979 aveva già sofferto una tragedia simile: il fratello, David Shamir, fu assassinato da un gruppo di terroristi mentre prestava servizio come soldato nell’area del Sinai. “Le notizie di morte hanno bussato due volte alla nostra porta”, le parole della sorella della vedova alla stampa. “Non siamo mai riusciti a riprenderci, e ora sta succedendo di nuovo. Ancora una volta terroristi, ancora una volta odiatori di Israele. Incredibile”.