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Arieh, nuova vittima del terrore
Israele e il risveglio di traumi passati

“Vorrei solo salutare mio figlio Aryeh e scusarmi con lui. Mi viene in mente solo questo: che nella vita ci sono cose importanti e cose che non lo sono. Tra le prime, apprezzare ogni minuto con il proprio figlio e con la famiglia”. Davanti alla folla raccoltasi al cimitero di Givat Shaul, a Gerusalemme, con voce rotta il padre del giovane Aryeh, rav Moshe Schupak, ha dato l’ultimo saluto al figlio, ucciso nel doppio attentato che ha sconvolto la capitale e l’intera Israele. “Aryeh non ha avuto una vita semplice, ma aveva intrapreso un ottimo cammino. E non sapeva cosa fosse la rabbia. Aiutava tutti e tutti lo amavano”, ha aggiunto Naftali Schreiber, direttore della yeshiva (scuola religiosa) Harei Yehuda, dove il sedicenne, cittadino canadese ed israeliano, studiava. Proprio per recarsi nella sua yeshiva, a pochi chilometri da Gerusalemme, Aryeh Shupak era alla fermata dell’autobus vicino all’ingresso occidentale della città. Erano circa le sette del mattino. La navetta che lo avrebbe portato a scuola era in arrivo. Aryeh non ha avuto il tempo di salirci. La bomba, piazzata dentro una borsa, è esplosa, uccidendolo e ferendo decine di persone. Mezz’ora dopo un altro ordigno è esploso, ferendo tre persone. Nel complesso, un attacco per mano del terrorismo palestinese che ha risvegliato nella capitale e in tutta Israele i traumi del passato. Della seconda intifada e della sua violenza.
“Ieri mattina ci siamo svegliati con parole che non sentivamo da tempo. Un attacco combinato con ordigni esplosivi vicino alle fermate degli autobus – in due diverse aree – nel cuore della vivace Gerusalemme. Parole che hanno riportano molti di noi indietro di anni ai giorni in cui, purtroppo, questa violenza faceva parte della nostra quotidianità”, la riflessione del giornalista di Kan Daniel Ophir. “Vecchi traumi riaffiorano e non si può sfuggire alla domanda: stiamo tornando a quei giorni bui?”, si chiede Ophir. Un interrogativo che rimane aperto, mentre le forze di sicurezza cercano di individuare i responsabili. Al momento non ci sono state rivendicazioni. Solo la solita celebrazione da parte dei terroristi di Hamas. Secondo alcuni report i terroristi responsabili dell’attacco potrebbero provenire da Gerusalemme Est. “La fermata dell’autobus all’ingresso della capitale è una sorta di istituzione, – scrive Haaretz – una stazione centrale degli autobus in miniatura. Centinaia di persone, per lo più haredim dei quartieri vicini, vi si affollano ogni mattina in attesa dell’autobus o di un passaggio. Sembra che chi ha nascosto la bomba conoscesse il luogo e l’affollamento”. Da qui l’ipotesi che i terroristi risiedano a Gerusalemme.