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Israele, uno Shabbat di proteste

L’ultimo Shabbat ha visto la prima grande protesta contro il nuovo governo guidato da Benjamin Netanyahu. Migliaia di persone – secondo gli organizzatori 20mila – hanno sfilato a Tel Aviv per protestare contro la riforma della giustizia proposta dal ministro Yariv Levin. “Un pericoloso colpo di Stato”, la descrizione data dai manifestanti del progetto presentato da Levin. Tra i suoi punti principali, limitare i poteri della Corte Suprema – in particolare il suo controllo sulle leggi approvate dal parlamento – e dell’ufficio del Procuratore Generale, così come conferire al governo il controllo sulla selezioni dei giudici. Per i critici, tra cui il presidente dell’Ordine degli avvocati di Israele, la riforma conferisce troppo potere alla maggioranza e mina in questo modo la democrazia israeliana. Accuse che in queste ore il Premier Netanyahu, intervenendo nella riunione di inizio settimana, ha liquidato come “infondate”. “Abbiamo ricevuto un mandato chiaro e forte dal pubblico per realizzare ciò che abbiamo promesso alle elezioni e lo faremo. – le parole del Premier – Questa è la realizzazione della volontà degli elettori e questa è l’essenza della democrazia”. La maggioranza appare dunque compatta su questo punto. Non così su un altra questione emersa questo sabato e già protagonista di scontri politici in passato: i lavori alle linee ferroviarie eseguiti durante lo Shabbat. Moshe Goldknopf, attuale ministro dell’Edilizia nonché leader del partito haredi Yahadut HaTorah, ha infatti chiesto la cessazione della manutenzione sul sistema ferroviario pubblico durante il giorno festivo. Nella sua missiva, diretta al ministro dei Trasporti Miri Regev, Goldknopf ha affermato che “negli accordi di coalizione firmati tra i partiti del Likud e Yahadut HaTorah è stato concordato che questi lavori sarebbero stati interrotti”. Regev non ha risposto pubblicamente alla richiesta del collega di governo, ma l’emittente Kan riporta che dal ministero dei Trasporti la linea è di non modificare la situazione. Alcuni funzionari hanno fatto sapere che “non esiste un modo serio per mantenere i binari e il regolare funzionamento del treno senza il lavoro che si svolge anche il sabato”. Goldknopf, nella lettera, è però abbastanza perentorio nel chiederne il blocco. E per i media israeliani il tema potrebbe aprire una prima significativa crisi all’interno della coalizione. Già in passato la questione aveva creato attriti: nel 2017 proprio un rappresentante di Yahadut HaTorah, Yakov Litzman, aveva rassegnato le dimissioni dalla Knesset adducendo come motivazione la questione della manutenzione delle infrastrutture di Shabbat. Il partito questa volta ha deciso di inserire il tema nell’accordo di coalizione firmato con il Likud. Accordo che prevede che “un rappresentante del Gran Rabbinato partecipi regolarmente alle riunioni del comitato per la concessione dei permessi di lavoro di Shabbat – e a tutti i progetti del governo nazionale, in relazione all’osservanza dello Shabbat e della legge ebraica”. La clausola, spiega ynet, dovrebbe concedere a Yahadut HaTorah il potere di veto su tutti i lavori infrastrutturali svolti in Israele durante il sabato. “La stretta aderenza del partito alla legge ebraica – scrive il Times of Israel -potrebbe provocare la prima crisi del nascente governo di Netanyahu, mettendo alla prova i confini tra religione e Stato, in una coalizione in cui il Likud è più laico e liberale di ciascuno dei suoi compagni politici di estrema destra e religiosi”.