Da Yom HaShoah a Yom HaAtzmaut, Israele tra ricordo e celebrazioni

Dal fuoco acceso per commemorare allo Yad Vashem le vittime della Shoah alle dodici torce che saranno accese per Yom HaAtzmaut, Israele si prepara a celebrare alcuni momenti chiave della storia recente del popolo ebraico. Ad aprire il calendario, la cerimonia in serata presso il Memoriale della Shoah di Gerusalemme con gli interventi del presidente Isaac Herzog e del primo ministro Benjamin Netanyahu. Lo Yad Vashem per quest’anno ha focalizzato le sue iniziative sull’ottantesimo anniversario della rivolta del Ghetto di Varsavia dell’aprile del 1943 e sulla resistenza ebraica durante la Shoah. “Non tutta la resistenza era fisica. Quella spirituale era ancora più diffusa perché tutti potevano praticarla a prescindere dalle circostanze o dalle risorse”, ha sottolineato alla stampa Simmy Allen, portavoce dello Yad Vashem. “La volontà di resistere si è accesa in migliaia di uomini e donne, anziani e bambini, una volontà che vince l’ansia naturale e la paura della morte e delle difficoltà”, le parole di Hersh Wasser, membro del gruppo clandestino “Oneg Shabbat” del Ghetto di Varsavia, richiamate dal Memoriale di Gerusalemme. Guardando all’oggi, per il presidente dello Yad Vashem Dany Dayan il problema rispetto alla Shoah non è più tanto il negazionismo, ma la sua distorsione. “Nessuna persona seria negherà che la Shoah sia avvenuta, tranne delle frange lunatiche sui social media in Iran o in Malesia”. D’altra parte, la sua analisi, “vediamo un aumento molto preoccupante della sua distorsione, che non è meno inquietante”. Dayan ha affermato che diversi governi e movimenti in alcuni Paesi europei promuovono attivamente una vera e propria “falsità storica” secondo cui le rispettive nazioni avrebbero solamente aiutato gli ebrei durante la seconda guerra mondiale, negando i casi, pur acclarati, di collaborazionismo con i nazisti. “La maggior parte dei Paesi europei non eccelle nel guardare al proprio passato e nel riconoscere i propri peccati”, ha detto Dayan. “Il modo più semplice e piacevole per ricordare la Shoah è quello di commemorare i Giusti. Le nazioni non dovrebbero guardare solo al bene che alcuni hanno fatto, ma anche agli atti orrendi che alcuni dei loro cittadini hanno compiuto”. “La nostra missione – la posizione del presidente dello Yad Vashem – è portare i Paesi a riconoscere pienamente le loro azioni nella Shoah, onorare il bene e pentirsi del male”.
Durante la cerimonia per Yom HaShoah, sei sopravvissuti accenderanno sei torce per commemorare i sei milioni di ebrei vittime del genocidio nazifascista. La prima fiaccola sarà accesa da Tova Gutstein, nata a Varsavia nel 1933 e testimone degli orrori del ghetto. Con la sua istituzione nel 1940, la giovanissima Tova aiutò la propria famiglia a sopravvivere sgattaiolando fuori dal ghetto per chiedere l’elemosina. Proprio mentre si trovava al di là del muro, scoppiò l’insurrezione. Quando riuscì a rientrare, Gutstein trovò la casa distrutta, mentre dei parenti non c’era più traccia. Riuscì a fuggire, trovando rifugio nella foresta per poi venire accolta dai partigiani. Dopo la guerra, trascorse 18 mesi in un orfanotrofio prima di essere finalmente riunita alla madre, alle sorelle e al fratello in un campo per sfollati nella città tedesca di Ulm. Si trasferì in Israele nel 1948, diventando infermiera ospedaliera e voce di Memoria.
A segnare il passaggio tra Yom HaShoah e Yom HaAtzmaut, sarà un’altra accensione, questa volta sul Monte Herzl, con dodici simboliche fiaccole da illuminare. A farlo, saranno quattordici personalità della società civile israeliana. Tra loro, la dottoressa Khetam Hussein, responsabile del reparto di malattie infettive del Rambam, il filantropo israelo-canadese Sylvan Adams, il giovanissimo Ofek Rishon, attivista per la lotta contro il bullismo, il coach di basket David Blatt.
(Nell’immagine, rav Meir Lau, presidente onorario di Yad Vashem, accende la fiamma durante la cerimonia per Yom HaShoah)