Lia, Ori e Ohad: Israele in lutto
Nel Sinai, un attacco inusuale

Safed, nel nord d’Israele, Rishon Lezion, nel centro, e Ofakim, nel sud. Qui sono stati sepolti i tre soldati assassinati da un agente di polizia egiziano mentre erano di servizio sul confine meridionale, nell’area del Sinai. Una vicenda che ha scosso l’intero paese, che ha espresso il suo cordoglio partecipando a migliaia ai funerali delle vittime: il sergente Lia Ben Nun, 19 anni, il sergente maggiore Ori Yitzhak Iluz, 20 anni, e il sergente maggiore Ohad Dahan, 20 anni.
“Non riesco a capacitarmi che non tornerà”, le parole della sorella di Ben Nun, Ofir. Sentimenti – dolore e incredulità – condivisi dalle altre famiglie dei caduti. “Come posso non chiedere il perché sia accaduto? Come posso sopportarlo?”, le sofferte domande del padre di Iluz, Shai.
Sulle motivazioni dell’attacco le ricostruzioni cominciano a farsi più chiare e l’elemento terroristico sempre più evidente. A compiere l’attentato, Mohamed Salah, 22 anni, in servizio come guardia di frontiera. Citando fonti egiziane, i media israeliani raccontano di un probabile radicalizzazione di Salah e sottolineano come sui social abbia espresso solidarietà per la causa palestinese. Ha compiuto il suo attacco, attraversando il valico di frontiera di Nitzana tra Israele ed Egitto. Un passaggio utilizzato per importare merci dall’Egitto destinate al mercato israeliano o alla Striscia di Gaza.
Nell’area incidenti come quello in cui sono caduti i tre soldati israeliani sono molto rari, anche alla luce della collaborazione tra Gerusalemme e il Cairo sul fronte sicurezza. I due paesi hanno siglato la pace nel 1979 e da almeno dieci anni è stata messa in piedi una cooperazione per contrastare le forze dell’Isis nel Sinai settentrionale. Se infatti storie come quella di Salah sono rare, nel Sinai la violenza terroristica, così come il contrabbando di droga e armi sono problemi noti.
“L’Egitto ha bisogno di Israele nei suoi sforzi per combattere il terrorismo nel Sinai, responsabile della morte di circa 3.200 soldati egiziani dal 2013, dell’abbattimento di un aereo di linea russo e di gravi danni al turismo. Israele ha bisogno dell’Egitto per evitare che i gruppi terroristici si radichino vicino ai suoi confini e per mantenere la stabilità e la calma nell’area”, ha spiegato Ofir Winter, ricercatore dell’Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale (Inss). “Al di là delle carenze operative che saranno oggetto di indagine, l’attacco ricorda i problemi cronici del lungo confine condiviso tra i Paesi (circa 200 km), con in testa l’industria del contrabbando di droga che prospera da anni sulla scia di una cattiva governance su entrambi i lati della frontiera. – l’analisi di Winter – Aumentare gli sforzi di Israele ed Egitto per sradicare il fenomeno è essenziale di per sé, ma sarà utile anche per prevenire attriti armati e migliorare la situazione della sicurezza. Come dimostrato in passato, l’industria del contrabbando dal Sinai verso Israele e la Striscia di Gaza può essere utilizzata da elementi terroristici, e questa situazione non dovrebbe essere accettata”.