SHIRIM – Coro dei salvati (Nelly Sachs)

In giorni in cui la lingua ricerca invano l’ardua parola inesprimibile, e, monca e straziata soccombe, chiediamo ai versi immortali di Nelly Sachs (Berlino 1891-Stoccolma 1970) dal volume Negli appartamenti della morte (a cura di Matthias Weichelt, ed. it. a cura di Anna Ruchat, Giuntina, Firenze 2024) di parlarci dei salvati, coloro che tornano a casa.

Cosa terrà insieme le loro tele?

Coro dei salvati

Noi salvati,

nelle nostre ossa vuote la morte ha già intagliato i suoi flauti.

Sui nostri tendini ha già passato il suo archetto.

Ancor i nostri corpi si lamentano

con la loro musica mutilata.

Noi salvati,

ancora pendono i cappi annodati per i nostri colli

Davanti a noi, nell’aria azzurra,

ancora le meridiane si riempiono del nostro sangue gocciolante.

Noi salvati,

ancora si nutrono di noi i vermi della paura

la nostra costellazione è sepolta dalla polvere. –

Noi salvati

vi preghiamo:

fate piano a mostrarci il vostro sole.

Passo passo portateci da una stella all’altra.

Fateci reimparare la vita lentamente.

Sennò potrebbe bastare il canto di un uccello,

un secchio che si riempie d’acqua alla fontana,

per far sgorgare il nostro dolore mal sigillato, 

e trascinarci via nella schiuma –

vi preghiamo:

non mostrateci ancora un cane che morde –

potrebbe essere, potrebbe essere

che ci dissolviamo in polvere –

sotto i vostri occhi ci dissolviamo in polvere.

Cosa tiene mai insieme le nostre tele?

Noi, ormai senza soffio,

noi, la cui anima è volata a Lui dalla mezzanotte

molto prima che qualcuno salvasse il nostro corpo

nell’arca dell’istante.

Noi salvati

stringiamo la vostra mano

riconosciamo i vostri occhi –

ma a tenerci insieme è ormai solo l’addio,

l’addio nella polvere

ci tiene uniti a voi.

Shirim è a cura di Mariateresa Amabile, poetessa e docente di Diritti Antichi all’Università di Salerno