ISRAELE – Un paese in lutto per Ariel, Kfir e Shiri

Scorrono lacrime silenziose in tutta Israele. Il paese è in lutto nel giorno dei funerali dei piccoli Ariel (4 anni) e Kfir (9 mesi) e della madre Shiri Bibas (32 anni). Decine di migliaia di persone assistono al passaggio del carro funebre che porta le tre salme. Yarden Bibas, a cui i terroristi hanno strappato moglie e figli, ringrazia il fiume di israeliani accorso ad abbracciarlo. Ai lati delle strade la folla accompagna il suo passaggio, cantando l’Hatikvah, l’inno nazionale dedicato alla speranza. Lungo le strade ovunque compaiono parole di scuse. «Ariel, Kfir, Shiri, perdonateci per non avervi protetto», è il messaggio del paese ai Bibas. Da nord a sud, nel cielo vengono lanciati palloncini arancioni come i capelli dei piccoli fratelli rapiti e uccisi da Hamas.

Il ricordo di Yarden, marito e padre
Tutto Israele si ferma ad ascoltare l’elogio funebre di Yarden al cimitero di Tsoher, vicino al kibbutz Nir Oz, da cui il 7 ottobre 2023 i quattro Bibas sono stati sequestrati. «Mi Amor», inizia a scandire Yarden, rivolgendosi alla moglie Shiri. «Ti amo e ti amerò per sempre. Shiri, sei tutto per me. Sei la moglie e la madre migliore che ci possa essere, la mia migliore amica. Mishmish, chi mi aiuterà a prendere decisioni adesso? Come posso prendere decisioni senza di te?». Nel rifugio antimissile il 7 ottobre Yarden ricorda di aver chiesto alla moglie che fare: «’Combattere o arrenderci?’ Tu dicesti di combattere e così ho fatto. Shiri, mi dispiace di non essere riuscito a proteggervi tutti. Se solo avessi saputo cosa sarebbe successo, non avrei sparato». Quel giorno Yarden era uscito dal rifugio per combattere i terroristi palestinesi con la speranza di allontanarli dalla sua famiglia, ma sia lui sia, in un altro momento, la moglie e i figli alla fine sono stati catturati e rapiti a Gaza. L’immagine di Shiri con Kfir e Ariel in braccio accerchiata dai terroristi è diventata uno dei simboli dell’orrore del 7 ottobre. «Penso a tutto quello che abbiamo passato insieme, ci sono così tanti bei ricordi.
Ricordo la nascita di Ariel e Kfir. Ricordo i giorni in cui ci sedevamo a casa o in un bar, solo noi due, a parlare per ore di tutto e di più. Era meraviglioso. Mi mancano profondamente quei momenti», afferma tra le lacrime Yarden. Poi il pensiero va ai figli. «Chuki, Ariel,
mi hai reso padre. Ci hai trasformato in una famiglia. Mi hai insegnato cosa conta veramente nella vita. Il giorno in cui sei nato, sono maturato all’istante». Poi arrivano le scuse per non aver protetto lui e il piccolo Kfir. «Chuki, spero che ti stia godendo il paradiso. Sono sicuro che stai facendo ridere tutti gli angeli con le tue battute e le tue imitazioni stupide. Spero che ci siano molte farfalle da osservare, proprio come facevi durante i nostri picnic. Insegna a Kfir tutte le tue imitazioni e fai ridere tutti lassù». Del più piccolo, Yarden ricorda il momento della nascita. «Durante il parto l’ostetrica improvvisamente interruppe tutto: eravamo spaventati, pensavamo qualcosa non andasse, ma era solo per dirci che avevamo un’altro rosso in casa. Io e la mamma abbiamo riso e gioito. Kfir, hai portato più luce e felicità nella nostra piccola casa. Sei arrivato con la tua dolce e accattivante risata e il tuo sorriso, e ne siamo stati subito conquistati». Anche a lui il padre chiede scusa. «Ma ho bisogno che tu sappia che ti voglio molto bene e che mi manchi terribilmente».
Poi a prendere la parola è Dana Silberman-Sitton, sorella di Shiri. Spiega di essersi preparata a questo momento per un anno intero, ma nulla può davvero preparare a dire addio ai propri cari. «Shiri voglio raccontarti tutto quello che sta succedendo nel mondo e qui in Israele. Shiri, tutti ci conoscono e ci amano, non puoi immaginare quanto sia surreale tutta questa follia. Shiri, le persone mi dicono che saranno sempre al mio fianco, ma non sono te. Quindi, per favore, stammi vicino e non andare lontano».
Il 7 ottobre i genitori di Shiri e Dana, Yossi e Margit Silberman, sono stati assassinati nel kibbutz Nir Oz. «Come ho promesso a mamma e papà», conclude Dana, «anche a voi prometto che i mostri oltre la barriera non riusciranno nella loro missione. Non ci sconfiggeranno, non ci spezzeranno».

Le responsabilità delle istituzioni
Le parole più dure le pronuncia Ofri Bibas Levy, sorella di Yarden. Anche lei ricorda la forza rassicurante di Shiri e le risate dei due bambini. Ma anche di non aver potuto conoscere a sufficienza Kfir. «Non sono nemmeno riuscita a comprarti un regalo per il tuo primo compleanno». E poi Ofri si rivolge al paese e alle istituzioni. «Molte persone chiedono il vostro perdono, e quello di Yarden, e il nostro. Ma la colpa non è loro. Questo disastro non sarebbe dovuto accadere». Per la sorella di Yarden, «perdonare significa accettare la responsabilità e impegnarsi ad agire in modo diverso, imparare dagli errori. Il perdono non ha senso finché non si indagano i fallimenti e tutti i funzionari non si assumono le proprie responsabilità. Il nostro disastro come nazione e come famiglia non sarebbe dovuto accadere e non deve mai più ripetersi». Il destino di Shiri, Ariel e Kfir è la rappresentazione di una sconfitta, conclude Ofri. «Abbiamo perso. La nostra immagine di ‘vittoria’ non si realizzerà mai. La nostra lotta contro i nemici sarà eterna, ma dobbiamo sempre santificare la vita, l’amore per il prossimo, il rispetto per i morti e non lasciare mai nessuno indietro. Altrimenti, perdiamo ciò che siamo».

Daniel Reichel