ISRAELE – La maggioranza approva il bilancio 2025

In una seduta tesa, il parlamento israeliano ha approvato in via definitiva la Legge di Bilancio per il 2025 con 66 voti favorevoli e 52 contrari. La manovra, da 755 miliardi di shekel (circa 189 miliardi di euro), assicura la sopravvivenza del governo di Benjamin Netanyahu, che sarebbe caduto senza il voto favorevole entro la scadenza del 31 marzo. La coalizione ha celebrato il via libera parlando di «vittoria responsabile», l’opposizione denuncia scelte miopi e tagli che colpiscono i cittadini più vulnerabili.
Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha difeso la legge, definendola «un bilancio di guerra e, con l’aiuto di Dio, il bilancio della vittoria». Secondo Smotrich, la manovra rappresenta una risposta necessaria all’emergenza nazionale, con misure che puntano a sostenere la Difesa, aiutare i riservisti e le loro famiglie, e garantire risorse alle imprese danneggiate dal conflitto. Il budget del ministero della Difesa per il 2025 è stato portato a circa 110 miliardi di shekel, rispetto ai 64 miliardi previsti per il 2024. Il secondo capitolo di spesa più rilevante è quello dell’Istruzione, con circa 92 miliardi di shekel.
Per il Financial Times, dietro l’apparente consolidamento del potere da parte di Netanyahu con l’approvazione del bilancio si cela una realtà più fragile: l’economia israeliana rimane sotto pressione a causa della guerra in corso e di una crisi istituzionale sempre più profonda. Il settore tecnologico, i sindacati e le amministrazioni locali hanno minacciato scioperi nel caso in cui il governo prosegua con il piano di rimuovere il capo dello Shin Bet e il procuratore generale, sfidando la Corte suprema. Le prossime settimane saranno cruciali, spiega il quotidiano economico, anche perché non è chiaro se l’esecutivo rispetterà le sentenze attese dal massimo organo giudiziario del Paese.
Anche il governatore della Banca di Israele, Amir Yaron, ha espresso perplessità sulla manovra, sottolineando come esista «spazio per ridurre spese che non contribuiscono a sufficienza al potenziale di crescita futura dell’economia». I critici sottolineano la decisione della coalizione di escludere dal bilancio i fondi previsti dalla cosiddetta “Legge Tkumah” per la ricostruzione delle comunità vicino a Gaza devastate il 7 ottobre, così come gli aiuti agli sfollati del nord.
Il leader dell’opposizione Yair Lapid ha accusato il governo di disprezzare la classe media e di aver trasformato il budget in uno strumento di ricompensa politica. Nel suo intervento ha denunciato un sistema che toglie risorse a lavoratori e riservisti per finanziare settori che non contribuiscono né all’economia né alla sicurezza.
Critiche a cui il ministro delle Finanze ha replicato, dichiarando di aver elaborato il bilancio in collaborazione con le autorità locali, i sindacati e il settore imprenditoriale, e che si tratta di provvedimento volto «a rafforzare la crescita e mantenere la resilienza economica».
La coalizione si prepara a concentrare gli sforzi sulla discussa riforma giudiziaria. Un’iniziativa che promette nuove tensioni politiche, mentre la legge sulla leva militare, centrale per i partiti religiosi e al centro di un altro acceso dibattito, è ferma in Commissione Affari Esteri e Difesa, senza segnali di avanzamento.