LA POLEMICA – Emanuele Calò: Conte si è dimenticato la definizione dell’IHRA?
Giuseppe Conte, dopo alcune affermazioni (Stiamo assistendo a un sistematico sterminio, piaga che rimarrà nella coscienza collettiva di Israele. È chiaro che è un governo criminale, ecc.) si produce in questa esortazione: «Amici ebrei dovete assolutamente dissociarvi, perché il silenzio qui diventa complicità». La tecnica non è asettica, è un’ideologia, tanto più si suppone che debba esserlo per un professore ordinario di diritto privato, in teoria preso tra Sein e Sollen. Jurgen Habermas (Scienza e Tecnica come Ideologia) spiegava: «La tecnologia è fin dall’inizio tutto un progetto storico-sociale: progetta ciò che una società e gli interessi che la dominano intendono fare con gli uomini e le cose».
La dispersione moderna di diafani panorami culturali porta a esternazioni non del tutto conformi allo standing di uno studioso che è anche stato due volte Presidente del Consiglio. L’innocenza non conosce curricula, non considera i galloni, le onorificenze e la produzione scientifica. Non penso proprio che Giuseppe Conte covi dei pregiudizi, mi pare più semplice sostenere che quando si impegna, diciamo, sull’ebraismo (forse) possa far meglio dal punto di vista culturale e (sicuramente) dal punto di vista mnemonico. Comunque, non mi indigno, come fanno tanti altri ebrei, perché avendo avuto il piacere di pubblicare due volumi nelle collane del suo maestro, Guido Alpa, so che non siamo tutti uguali, ad esempio, io sono molto meno acuto di Giuseppe Conte, e quindi da questa mia condizione posso scrutare l’universo senza sentirmi necessariamente in colpa.
Egli si riferisce agli “amici ebrei” come se fossero un monolite. Non considera che all’interno del mondo ebraico vi sono tutte le possibili sfaccettature, ma ha un pregiudizio non derivante da livori di sorta, a lui estranei, ma figlio della buona fede che deriva dal non avere un’idea compiuta su cosa siano gli ebrei e la loro storia. L’ho sentito discettare sulle mobili frontiere (un topos dei giuristi) fra episteme e doxa, e quindi non aggiungo nulla.
Ora, asserendo che gli ebrei che non si dissocino dal governo di Israele sono complici, attribuisce loro un onere che non possono avere. Ragionamento apagogico: avrebbe detto ai russi residenti in Italia, agli iraniani residenti in Italia, ai cubani residenti in Italia, ai nordcoreani residenti in Italia, che, se non si dissociano dal loro governo sono dei complici? Avrebbe chiesto ai palestinesi, negli identici termini, di dissociarsi da Hamas? Forse sì, forse lo ha fatto, ma per piacere, lo condivida col lettore.
Ora, con tutti gli impegni importanti che ha, sarebbe comprensibile che non ricordasse bene la definizione IHRA approvata sotto il suo governo, laddove vieta di considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele.
Gli domando, però se ricorda, chi ha fatto questa dichiarazione: «In nessun modo le mie affermazioni possono essere intese come dirette a trasferire le precise responsabilità del governo Netanyahu sul popolo israeliano o sulle comunità ebraiche». L’autore di tale dichiarazione è Giuseppe Conte (Il Foglio, 25 settembre 2024). Se è vero che ogni uomo può sbagliare e che Giuseppe Conte è un uomo, anch’egli può sbagliare. Un sillogismo da poco, che però il modestissimo giurista Calò può nondimeno scrivere, dedicandolo all’eccelso giurista Conte. L’eccellenza è costruita per distanziare, l’errore è concepito per accomunare.
Emanuele Calò