ISRAELE – Eliminato a Beirut leader di Hezbollah. Sa’ar: «Il Libano fermi i terroristi nei suoi confini»

Israele ha colpito nella notte nel cuore della periferia sud di Beirut, eliminando Hassan Bdeir, figura di rilievo di Hezbollah e della Forza Quds iraniana. Secondo quanto riferito dall’esercito israeliano, Bdeir era coinvolto nella pianificazione di un attacco terroristico su larga scala, condotto in coordinamento con Hamas. L’operazione di Tsahal ha preso di mira un appartamento residenziale nel quartiere di Dahiyeh, tradizionale roccaforte del gruppo terroristico libanese. Il portavoce militare ha descritto l’operazione come una «risposta preventiva a una minaccia concreta e immediata». Bdeir, si legge in una nota, «aveva recentemente diretto operativi di Hamas e li aveva aiutati a pianificare un attacco terroristico di larga portata».
Beirut ha condannato l’operazione, sostenendo che metta a repentaglio la tregua in corso tra Israele e Hezbollah. «Ci aspettiamo che il governo libanese intervenga per sradicare le organizzazioni terroristiche che agiscono all’interno dei suoi confini contro Israele», ha replicato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar. Il ministro ha anche condannato Hamas per le continue aggressioni e per la brutale repressione contro chi ne contesta il potere a Gaza.
La minaccia siriana
A preoccupare lo stato ebraico è anche l’evoluzione del quadro siriano, dove il nuovo leader Ahmed al-Shara’ – già noto come Abu Muhammad al-Julani – avrebbe recentemente scarcerato decine di terroristi di Hamas e Jihad islamica. Le forze di sicurezza israeliane temono che queste cellule, ora riattivate sotto l’ombrello iraniano, possano aprire un nuovo fronte a est.
Gerusalemme ha già chiarito che non tollererà la ricostituzione di basi terroristiche in Siria e ha ribadito la propria intenzione di mantenere smilitarizzata l’area del Golan, in coordinamento con le comunità locali, tra cui la popolazione drusa.
La possibilità che la Turchia, sponsor di al-Julani, apra base militari proprie in Siria è un altro motivo di preoccupazione per Israele.
Qatargate e Shin Bet
Sul fronte interno, la tensione politica resta alta. A catalizzare l’attenzione pubblica è il Qatargate, l’inchiesta che ha portato all’arresto di due stretti collaboratori del premier Benjamin Netanyahu. Jonathan Urich ed Eli Feldstein sono stati fermati con l’accusa di corruzione, contatti con agenti stranieri e riciclaggio di denaro. Secondo gli investigatori, che hanno chiesto una proroga della custodia di nove giorni, i due avrebbero ricevuto fondi dal Qatar per attività di comunicazione volte a promuovere gli interessi di Doha in Israele. Il tribunale di Rishon Lezion, competente per il caso, ha confermato gli arresti domiciliari per altre 48 ore.
L’indagine sul Qatargate è stata condotta dalla polizia con il supporto dello Shin Bet, da settimane al centro del dibattito politico. Netanyahu ha rimosso a inizio marzo il capo del servizio di intelligence, Ronen Bar, e ieri aveva annunciato il suo sostituto:l’ex comandante della Marina, Eli Sharvit, a capo dell’agenzia di sicurezza interna. 24 ore dopo il premier ha fatto dietrofront senza fornire spiegazioni. La decisione, scrivono i media locali, è arrivata dopo alcune polemiche sollevate all’interno della maggioranza per la partecipazione di Sharvit alle proteste contro la riforma giudiziaria promossa dal governo.
Lo Shin Bet attende di sapere chi lo guiderà, mentre l’attuale capo, licenziato dal governo, è ancora al suo posto. Sul futuro di Bar deciderà l’8 aprile la Corte suprema, che potrebbe revocare la rimozione approvata all’unanimità dal gabinetto di Netanyahu.