ISRAELE – Bennett prepara il ritorno

Dopo oltre due anni lontano dalla politica, Naftali Bennett muove il primo passo verso un possibile ritorno. Ha registrato un nuovo partito con il nome provvisorio di “Bennett 2026”, mentre i sondaggi lo vedono già in testa rispetto al Likud di Benjamin Netanyahu. Una proiezione del sito Maariv assegna alla sua ipotetica lista 27 seggi, contro i 19 del partito del primo ministro. Ufficialmente, non c’è ancora una dichiarazione di candidatura, ma l’ex premier ha iniziato a tessere contatti e riattivare la rete di sostenitori, scrivono i media locali.

Produttività, disuguaglianze e costo della vita: le sfide per l’economia
La sicurezza e l’economia restano i due assi principali del dibattito pubblico israeliano. Sul secondo fronte, l’Ocse ha pubblicato il suo rapporto annuale sull’economia dello stato ebraico, prevedendo una ripresa nel 2025, ma con tassi di crescita inferiori alle stime locali: +3,4% secondo l’organizzazione, contro il 4% previsto dalla Banca d’Israele. Il rapporto chiede riforme strutturali per migliorare la produttività, ridurre le disuguaglianze e affrontare il costo della vita, oggi tra i più alti tra i paesi Ocse. Tra le priorità indicate, come in passato: taglio ai sussidi per gli studenti delle yeshiva, aumento della partecipazione al lavoro di arabi e ultraortodossi, e meno burocrazia per le imprese al di fuori dell’hi-tech.
Oltre alla sfida economica, Netanyahu è alle prese con la successione alla guida dello Shin Bet. Dopo aver ritirato la candidatura dell’ex comandante della Marina Eli Sharvit, il primo ministro ha nominato l’attuale vicedirettore – identificato solo con la lettera “Shin” – come capo ad interim. Il mandato dell’attuale numero uno, Ronen Bar, dovrebbe concludersi il 10 aprile, ma la Corte suprema ha congelato la sua rimozione, decisa dal governo, e si esprimerà sul caso l’8 aprile.

Le operazioni a Gaza
Sul piano militare, l’esercito ha ampliato l’operazione «Forza e Spada» a Gaza. Le Idf hanno intensificato le operazioni su Rafah e Khan Yunis, mentre il ministro della Difesa, Israel Katz, ha annunciato l’intenzione di annettere nuove aree di Gaza alla cintura di sicurezza israeliana. «Chiedo agli abitanti di Gaza di agire ora per rimuovere Hamas e restituire tutti gli ostaggi. Questo è l’unico modo per porre fine alla guerra», ha affermato il ministro.
L’aumento della pressione militare per il Forum delle famiglie degli ostaggi non è però la strada giusta. «La nostra sensazione è che il ritorno dei rapiti sia stato posto in fondo alla lista delle priorità», ha commentato il Forum, chiedendo al governo di chiarire cosa intende fare per riportare a casa i 59 israeliani ancora nelle mani di Hamas. «Ogni esplosione infrange un po’ di più le speranze degli ostaggi. Io ero lì. Lo so», ha dichiarato Romi Gonen, sequestrata il 7 ottobre e liberata nell’accordo di tregua di gennaio.