ISRAELE – Torna la minaccia Huthi, il governo valuta la risposta

Colpito l'area dell'aeroporto Ben Gurion

L’attacco missilistico dei terroristi Huthi contro l’aeroporto Ben Gurion ha segnato un salto di qualità nella campagna di aggressione contro Israele. Il razzo, caduto nei pressi del Terminal 3, ha ferito sei persone e provocato cancellazioni e ritardi nei voli internazionali. Dopo il lancio, il gruppo yemenita sostenuto dall’Iran ha minacciato di «imporre un blocco aereo completo su Israele» colpendo ripetutamente il principale scalo del Paese. Migliaia di passeggeri, in arrivo o in partenza, attendono indicazioni. Diverse compagnie straniere hanno già sospeso temporaneamente le tratte da e per Tel Aviv.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha attribuito la responsabilità al regime di Teheran: «Ogni colpo degli Huthi è un colpo dell’Iran». Sulla stessa linea, il presidente statunitense Donald Trump.
Secondo Yehoshua Kalisky, analista dell’Institute for National Security Studies di Tel Aviv, l’incidente non dimostra un avanzamento tecnologico da parte degli Huthi ma un’anomalia tecnica dei sistemi di difesa israeliani. «Non esiste difesa perfetta», scrive Kalisky, ricordando che l’arsenale a disposizione del gruppo terroristico comprende missili balistici e cruise, oltre a droni a lunga gittata, con tecnologie e forniture di origine iraniana. «L’intercettazione ideale avviene lontano dal suolo israeliano. Se il missile arriva in prossimità del bersaglio, anche l’intercettore può generare frammenti letali», ha aggiunto.
Sul fronte di Gaza, il conflitto si è ulteriormente intensificato. Due soldati dell’unità Yahalom sono stati uccisi sabato in un tunnel che è esploso a Rafah. Altri militari sono rimasti feriti in episodi distinti nel nord e nel centro della Striscia. Il governo israeliano ha approvato l’espansione dell’operazione militare, con l’obiettivo dichiarato di «conquistare e mantenere» il controllo del territorio.
Secondo un alto funzionario della sicurezza, sentito da ynet, il piano – denominato Carri di Gedeone – non sarà avviato prima della conclusione della visita di Donald Trump in Medio Oriente, prevista per metà maggio. L’offensiva entrerà in vigore solo in assenza di un accordo sugli ostaggi. Il piano prevede inoltre la ripresa selettiva degli aiuti umanitari solo dopo l’inizio dell’operazione e include una strategia per il trasferimento interno dei civili. È prevista anche la creazione di una «zona sterile» nell’area di Rafah, dove i residenti potranno spostarsi previo controllo.
La scelta arriva nonostante l’allerta lanciata dal capo dell’esercito, Eyal Zamir, secondo cui una manovra su larga scala potrebbe mettere a rischio l’incolumità dei 24 ostaggi vivi ancora nelle mani di Hamas. Per il governo, la pressione militare resta lo strumento principale per ottenere risultati negoziali. «Basterebbe fermarsi e pianificare una strategia. Invece si mandano soldati a rischiare la vita propria e quella degli ostaggi» ha ammonito Anat Angrest, madre del soldato rapito Matan, accusando l’esecutivo di anteporre la sconfitta di Hamas alla liberazione dei 59 rapiti. «Ora si combatte per vendetta e per occupare, non per salvare vite. Non secondo la volontà del popolo, né secondo lo spirito ebraico».