L’APPELLO – Religioni, responsabilità comune contro l’odio
«Incontriamoci subito – almeno in Italia – vescovi, rabbini e imam, dalle varie regioni. Un incontro semplice, diretto, non convenzionale né confessionale, per testimoniare insieme una responsabilità comune. Una responsabilità che sappia trasmettere il messaggio autentico di pace, speranza, carità, fratellanza e giustizia dei discendenti di Abramo». Lo si legge in un “Appello alle Istituzioni Italiane, ai cittadini e ai credenti in Italia” sottoscritto dalla presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei) Noemi Di Segni insieme al presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (Ucoii) Yassine Lafram, al presidente della Comunità Religiosa Islamica Italiana (Coreis) Abu Bakr Moretta, al presidente della Moschea di Roma, Naim Nasrollah, all’imam Yahya Pallavicini della Coreis e al cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei).
L’appello nasce dalla «coscienza dei tempi oscuri che stiamo attraversando e del potere di illusione che soffia anche sulla tragedia in corso in Medio Oriente», spiegano i firmatari dell’appello, diffuso nella giornata di venerdì. Coscienza, prosegue il testo, che «ci richiama, come leader di comunità religiose, come credenti e come cittadini, a denunciare l’insinuarsi di pericolose generalizzazioni e dannose confusioni tra identità politiche, nazionali e religiose» e al tempo stesso «ci spinge a richiamare alla cautela nello scambio di informazioni e alla pacatezza nei toni e nelle azioni».
L’odio e la violenza «non hanno mai alcuna legittimità, portano solo alla diffusione della crudeltà di chi cura ambiguamente interessi paralleli volgarizzando e corrompendo le interpretazioni e la natura autentica dei testi sacri per benedire l’uso delle armi e organizzare la morte dell’altro», si legge ancora. Al riguardo è citato nell’appello un passaggio della dichiarazione “Fermi tutti” firmata nelle scorse settimane dal cardinale Zuppi, in qualità di arcivescovo di Bologna, e dal presidente della Comunità ebraica locale Daniele De Paz. «Nessuna sicurezza sarà mai costruita sull’odio», scrivevano Zuppi e De Paz. «La giustizia per il popolo palestinese, come la sicurezza per il popolo israeliano, passano solo per il riconoscimento reciproco, il rispetto dei diritti fondamentali e la volontà di parlarsi».