LA POLEMICA – Emanuele Calò: Cosa fare della rabbia
Abbiamo assistito a una corale dimostrazione di legittimo strazio nei riguardi di Gaza, anche letteralmente, perché una nota giornalista ha deciso di indossare il lutto. Tutti avevano trovato, per fortuna, la ragione di tutti i mali: Israele. È una scoperta stimolante, ma purtroppo non è nuova: l’Ordine degli psicologi della Lombardia ha scritto un opuscolo, che si trova online, dal titolo “Victim Blaming” (Incolpare la vittima), che inizia così: «La colpevolizzazione della vittima consiste nel ritenere la vittima di un crimine o di altre sventure parzialmente o interamente responsabile di ciò che le è accaduto. Questo ribaltamento della realtà è doppiamente grave: travisa la rappresentazione collettiva dei fenomeni e, ancor più, riverbera sulla percezione della realtà della vittima inducendola ad autocolpevolizzarsi». Non parlava di politica, ma possiamo capirci comunque.
La responsabile della partecipazione e formazione politica del Pd, Marwa Mahmood, ha scritto su FB: «È stata una grandissima emozione avere con noi oggi Francesca Albanese. Incontrarla, abbracciarla e ascoltarla parlarci di diritto internazionale, della condizione del popolo palestinese martoriato da oltre 70 anni e di quell’infanzia negata a generazioni. Si è respirato un clima di empatia, di calore verso una persona divenuta ormai simbolo di battaglie contro le ingiustizie sociali, contro chi calpesta i diritti umani e lotta per l’autodeterminazione dei popoli». Sono oltre 70 anni che i palestinesi sono martoriati, peccato che allora Gaza e Cisgiordania fossero nelle mani di Egitto e Giordania.
Ho pensato a quanto scritto da Daniela Santus sul Foglio, il 15 settembre 2025, in un articolo dal titolo “Mappa del dolore ebraico rimosso”. Inviterei la dottoressa Mahmoud e l’onorevole Elly Schlein a considerare ambedue i dolori, e a non incolpare del martirio ‘da oltre 70 anni’, perché suona troppo a delegittimazione di Israele. Un partito che è stato al governo e che aspira a tornarci, dovrebbe dimostrare un maggiore equilibrio; lo stesso vale per la responsabile della formazione: quando si ha un ruolo istituzionale, ma anche nell’esercizio di una professione, sparisce il personale e subentra l’istituzione. Forse è un consiglio da anziani, ma sfido a dimostrare che è sbagliato.
Questo dolore è talvolta corredato dalla rabbia, e di quest’ultima voglio occuparmene: assistiamo a dimostrazioni di ira contro Israele, per solidarietà con le sofferenze dei palestinesi. Ora, se le sofferenze dei palestinesi stessero davvero a cuore, bisognerebbe fare uno sforzo sovrumano, soprattutto per i cultori della demonologia, per spendersi perché la proposta di pace si traduca in fatti concreti e non nella vuota retorica, riconoscimento della Palestina compresa, bensì nel permettere agli israeliani e ai gazawi di vivere in pace e tranquillità.
Sono perfettamente consapevole che per tantissima gente, lo scopo di vivere tranquilli e in pace non è affatto sexy e, in ogni caso, è meno sexy che scagliarsi contro i sionisti, è sono anche consapevole, come scrisse Jean-Paul Sartre, che l’odiatore (eufemismo) si diverte. So anche che è da borghesucci come me credere che si possa vivere in pace e tranquilli ma, siamo in tanti a crederci. Se davvero tenete ai palestinesi (non dico di tenere agli israeliani, perché molti di loro sono ebrei) pensate, miei concittadini, a sostenere la pace. Anche RUniPace, così prodiga di studi che dimostrano quanto siano perfidi gli israeliani, se vi fosse la pace fra israeliani e gazawi, cambierebbe qualcosa nei suoi studi? Quanti disoccupati crea la pace? Forse per quello Orwell ebbe a disquisire di neolingua, dove pace significa guerra. Parliamo allora alla folla di pace – pace, e anche se l’ha proposta l’odiato Donald Trump, fatevi, voi folla, una ragione.
Emanuele Calò