GERMANIA – Una comica per sdoganare degli slogan vietati
Durante una manifestazione pro-palestinese nella centralissima Potsdamer Platz, a Berlino, l’intervento della comica e attivista Enissa Amani ha occupato il centro della scena: nel suo discorso, costruito intorno al tema della “lotta” e alla rivendicazione di una continuità storica con i movimenti anti-apartheid, Amani ha richiamato la figura di Nelson Mandela sostenendo che il leader sudafricano avrebbe riconosciuto la necessità della lotta armata, per lo meno fintanto che l’avversario non depone le armi. Da questo parallelismo – racconta la Jüdische Allgemeine – Amani ha fatto derivare l’idea di una legittimità della “resistenza” palestinese, pur affermando che la violenza in sé non sarebbe mai giustificabile. Una distinzione senza ulteriori precisazioni, recepita dal pubblico tra applausi e slogan (compreso il ricorrente “From the River to the Sea”, espressione che in Germania è spesso oggetto di controversie giudiziarie e interpretative). Slogan vietati in una Repubblica federale a oggi più attenta di altri paesi occidentali nei confronti di Israele. Nel suo intervento, Amani ha definito i palestinesi “uno dei popoli più oppressi”, ha chiesto l’arresto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e ha parlato di una comunità internazionale rimasta per decenni indifferente alla loro condizione. Quando poi un uomo tra la folla ha cominciato a gridare “Hamas, Hamas!”, Amani lo ha invitato a lasciarla concludere, senza però prendere le distanze. Il parallelismo con Mandela ha suscitato critiche immediate: la giurista e attivista Karoline Preisler lo ha definito un accostamento improprio, rilevando come il riferimento a contesti storici complessi venga talvolta impiegato senza adeguata contestualizzazione all’interno del dibattito sulle proteste filo-palestinesi in Germania: studi condotti da centri di ricerca universitari e osservatori locali segnalano, nelle manifestazioni degli ultimi due anni, una crescente presenza di riferimenti a lotte di liberazione del passato come cornice simbolica per descrivere l’attualità mediorientale, con esiti spesso semplificati e inseriti in retoriche di mobilitazione. Secondo la Jüdische Allgemeine, Amani segue una trama nota: dal registro militante all’uso della memoria storica, cui segue la reazione della piazza. Riferimenti storici, slogan politici e posizionamenti identitari tendono spesso a sovrapporsi senza un filtro critico adeguato: non è solo un momento di protesta, ma anche il linguaggio che accompagna oggi una parte dell’attivismo tedesco.