ROMA AL VOTO / 1 – “Ha Bait”, la lista in corsa per l’Ucei
Domenica 14 dicembre sono in programma le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. A Roma, dove sono in palio 20 seggi, le liste in corsa sono tre. “Ha Bait” propone come candidata presidente Livia Ottolenghi, mentre “Dor Va Dor” punta su Monique Sasson e “Lev Echad” ha come capolista Ruth Dureghello. Pagine Ebraiche le ha intervistate. Di seguito l’intervista a Livia Ottolenghi:
Sessantatré anni, professore ordinario di Odontoiatria all’Università La Sapienza di Roma, Livia Ottolenghi è la candidata presidente della lista Ha Bait. È sposata, con tre figli. Nella giunta Ucei uscente guidata da Noemi Di Segni, è assessore alle Politiche educative.
«Ho scelto di candidarmi perché questo è un momento decisivo per il futuro dell’ebraismo italiano», spiega. «Negli ultimi anni Ha Bait ha contribuito alla governance dell’Ucei in un periodo complesso, rafforzando credibilità e presenza pubblica grazie a un rapporto costante ed equilibrato con le istituzioni». Ora, «sento la necessità di consolidare quanto costruito: gestione trasparente delle risorse, sostegno alle istituzioni che custodiscono l’identità ebraica, difesa del pluralismo e della libertà di opinione, anche riguardo alle scelte politiche legate allo Stato di Israele». Per questo, prosegue Ottolenghi, «uno dei primi impegni sarà potenziare l’ufficio stampa, che permetta di fare rete tra le comunità e far sentire la voce dell’ebraismo italiano in un momento in cui molti sono i pregiudizi diffusi sui media e sui social».
Il programma della lista «si basa su alcuni assi strategici e su un metodo fondato su partecipazione e condivisione: priorità assoluta è investire su educazione e giovani, orientando le risorse e coinvolgendo tutte le 21 comunità in progetti che li rendano protagonisti e responsabili, anche attraverso un ruolo attivo nelle commissioni». Ha Bait propone più autonomia ai movimenti giovanili, iniziative per la fascia post-movimenti, percorsi di leadership e opportunità internazionali, oltre al volontariato: «Linee di lavoro già sperimentate con successo».
Un capitolo centrale è la formazione: «Senza investimenti su scuole, formazione rabbinica, lingua ebraica e conoscenza della storia del popolo e dello Stato di Israele non c’è continuità identitaria». Ottolenghi insiste sul ruolo dei giovani, sottolineando «i risultati ottenuti attraverso programmi di mobilità internazionale, volontariato (DAIDODAI), iniziative culturali e sportive come IRUA, Jewish Sport Contest o l’Elio Toaff Fellowship».
La lista promuove «un ebraismo vivo, aperto e plurale», dove «opinioni diverse possano confrontarsi liberamente, incluse quelle sulla politica israeliana». Questo approccio, per Ottolenghi, «è parte essenziale della visione di Ha Bait». Sulla lotta all’antisemitismo indica la necessità di «un’azione decisa e competente», citando «i progetti avviati negli ultimi anni: il coinvolgimento dei giovani nella divulgazione sui social e nelle scuole, la collaborazione con la delegazione italiana all’IHRA, iniziative come “Prevenire il pregiudizio, educare alla convivenza”».
Rispetto a Israele, Ottolenghi auspica «una relazione chiara e pluralista, che promuova la comprensione dell’identità democratica dello Stato e combatta ogni discriminazione, garantendo però libertà di opinione e luoghi di confronto sereno». Sul piano istituzionale, intende rafforzare la macchina Ucei rendendola «più forte, trasparente e professionalizzata, proseguendo il lavoro già avviato, come la collaborazione con il Ministero dell’Istruzione per la revisione dei libri di testo e la produzione di schede informative con la Cei». Nel contrasto all’odio le linee di intervento sono tre: sicurezza e tutela legale; educazione e informazione; memoria attiva. «Denunciare non basta: serve un lavoro strutturale, culturale e istituzionale». Quanto al ruolo dell’Ucei, per Ottolenghi esso deve «unire e rappresentare, mantenendo un dialogo aperto e spazi di confronto responsabile». L’Unione, insiste, deve essere «la casa comune delle comunità, fondata su ascolto e pluralismo; una voce autorevole nella società italiana, in continuità con la gestione uscente; un ponte verso Israele e il mondo ebraico internazionale».
«Con Ha Bait, in questi quattro anni, l’Ucei ha fatto sentire la sua voce nella società, nelle istituzioni, nel mondo della cultura. Insomma, oggi davvero Ha Bait è l’unica vera garanzia che l’Ucei continui ad essere un palazzo di vetro accogliente per tutti coloro che abbiano idee e volontà di fare», dichiara Ottolenghi. «Anche perché nella passata consiliatura chi oggi grida alla trasparenza e all’impegno è stato poco presente e solo occasionalmente ha portato contributi, che però, quando arrivavano, venivano sostenuti e realizzati senza distinzione di parte, nella ricerca condivisa delle idee migliori». La candidata di Ha Bait conclude osservando che l’Ucei può fare molto per gli ebrei italiani, «ma solo se gli ebrei italiani scelgono di esserne parte attiva: partecipando, votando, offrendo idee e tempo, rafforzando le comunità e mettendo a disposizione competenze; promuovendo dialogo e responsabilità condivisa».
Adam Smulevich