LIBRI – “Italiani…ma non troppo”, il ricordo degli ebrei cacciati dal mondo islamico
Al Pitigliani storia, testimonianze e musica della comunità di Libia
Il Parlamento israeliano ha deliberato, nel 2014, l’istituzione della “Giornata in ricordo degli ebrei cacciati dai paesi arabi e dall’Iran”, fissandola al 30 novembre. La Giornata commemora il destino di persone costrette a lasciare le loro case e le loro città solo a causa della loro identità ebraica. Molti furono vittime di violenze e persecuzioni, altri riuscirono a fuggire. Si stima che circa 850.000 ebrei furono costretti ad abbandonare i paesi del Nord Africa, Medio Oriente e nella regione del Golfo, dove vivevano da secoli.
In occasione della pubblicazione del libro curato da Sira Fatucci e Davide Jona Falco – Italiani…ma non troppo. Il caso degli ebrei di Libia”, Bonanno, Catania, 2025 – l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e l’Istituto Pitigliani hanno organizzato un convegno nel quale si sono affrontati, oltre alla storia, aspetti giuridici ed economici che hanno tutt’oggi degli strascichi.
L’incontro – dedicato alla memoria Eva Ruth Palmieri, da poco scomparsa – è stato aperto dai saluti dell’ambasciatore di Israele, Jonathan Peled, dalla presidente dell’Ucei, Noemi Di Segni, dal presidente della Comunità di Roma, Victor Fadlun e dal presidente del Pitigliani, Daniel Coen: oltre a commemorare la ricorrenza, ricordi personali hanno avviato la riflessione, insieme al ricordo di altre persone care, tra le quali Roger Hannuna e Dalida Sassun.
Lo storico Alessandro Volterra dell’Università di Roma Tre ha ricordato la lunga vicenda degli ebrei di Libia, le cui varie appartenenze nazionali hanno disegnato diversi percorsi di vita, Davide Jona Falco, assessore Ucei alla Comunicazione, ha ripercorso le forme giuridiche della cittadinanza durante il periodo tappe coloniale italiano, mentre l’avvocato Roberto Coen ha sottolineato la difficoltà dell’accesso alla cittadinanza italiana di coloro che non si sono fermati in Italia e vivono oggi in Israele o in altri paesi.
L’interessante esposizione è stata seguita da due testimonianze di eccezione, quella di Joseph Tashè, che ha ricordato – oltre alla sua particolare esperienza di ebreo in parte siriano e in parte turco – la genesi, ad opera di Sion Burbea zl e di suo padre, del Tempio Beth Yakov, e di Betty Luzon che ha ripercorso con intensità e passione giornate liete e giornate di paura e dolore prima e durante l’esodo da Bengasi.
Coordinata da Gloria Arbib che ha guidato le varie fasi di lavoro, la serata – nella quale non sono mancati momenti di sincera e partecipata commozione – ha trovato nella voce calda di Evelina Meghnagi, accompagnata dalla chitarra di Felice Zaccheo, un ulteriore momento di partecipazione e coinvolgimento di un pubblico molto attento.