CULTURA – A Torino torna Vasilij Grossman. Claudia De Benedetti: «Ci abbiamo messo il cuore»

A centovent’anni dalla nascita dello scrittore ebreo russo Vasilij Semënovič Grossman, il Polo del ’900 di Torino gli dedica una nuova esposizione, intitolata “Vasilij Grossman. La forza dell’umano nell’uomo”, visitabile fino al 31 gennaio 2026.  Si tratta di un progetto calibrato sugli spazi torinesi e arricchito da materiali inediti, fotografie, documenti e una selezione di testi che restituiscono la complessità di uno scrittore ormai centrale nella coscienza europea. Al cuore dell’esposizione è proiettato il cortometraggio “Una telefonata di Stalin”, tratto da Vita e destino, il grande romanzo scritto da Grossman nel 1959 che racconta, in forma epica e corale, la società sovietica durante la Seconda guerra mondiale. Il film vede Alessandro Preziosi e una sceneggiatura di Giovanni Maddalena. Grossman continua a interpellare il presente per la sua capacità di raccontare la verità in situazioni estreme, rintracciando nella persona umana una scintilla irriducibile. Cronista della battaglia di Stalingrado, testimone dell’orrore dei campi di sterminio, perseguitato dalla censura sovietica, ha composto un’opera che interroga le nostre categorie morali. Il suo sguardo, asciutto e insieme levigato da una compassione umana fuori dal comune, attraversa la storia del Novecento con una domanda persistente: come può l’uomo restare umano quando tutto sembra congiurare contro la sua dignità? Tra i testi che hanno marcato con più nettezza questo interrogativo figura Ucraina senza ebrei, scritto nel 1943 dopo la liberazione di Berdyčiv, la sua città natale, dove la madre era stata assassinata dai nazisti. In quelle pagine, una delle prime testimonianze sovietiche sullo sterminio degli ebrei, Grossman registra non solo l’assenza fisica della comunità ebraica, ma la lacerazione ontologica lasciata dal genocidio: un territorio «svuotato di respiro», una cultura cancellata, una ferita che nessuna retorica patriottica può coprire. L’opera di Grossman, letta oggi, consente di collocare la Shoah nello spazio reale dei luoghi, dei corpi, delle voci interrotte. Ed è proprio questo punto di vista che la mostra torinese sceglie di non eludere. All’interno del gruppo curatoriale spicca il lavoro della Fondazione Casale Ebraica ETS, rappresentata da Claudia De Benedetti, che da tanti anni segue i progetti dedicati allo scrittore. Interpellata sul senso dell’iniziativa torinese, De Benedetti chiarisce che «non è una mostra itinerante, ma un’esposizione nuova in ogni suo elemento, dal titolo ai materiali, pur nascendo dall’esperienza del Meeting di Rimini, dove la mostra dedicata a Grossman è stata tra le più visitate». Il legame della Fondazione con Grossman comprende anche l’urgenza di una lettura ebraica dell’autore: «Collaboriamo ai progetti su Grossman fin dal 2000», ricorda De Benedetti. «È un lavoro di squadra su un autore che per noi ha un valore particolare, anche per l’attenzione che questa mostra dedica al mondo ebraico». Il progetto torinese arriva dopo una precedente esposizione al Polo del ’900: «Questa mostra è fatta con convinzione. Per me è una mostra fatta con il cuore, ed è il modo più autentico per continuare un dialogo che per noi è essenziale». Il percorso espositivo si inserisce anche in una storia di collaborazione ormai consolidata tra Fondazione Casale, Centro Culturale Pier Giorgio Frassati e Meeting di Rimini. De Benedetti ricorda «Crediamo molto in questo progetto, cresciuto a Torino grazie al lavoro prezioso in particolare di Michele Rosboch. Da quel momento la collaborazione non si è più interrotta ed è sempre stata feconda». Accanto alla mostra, il Polo del ’900 ospiterà il 16 gennaio una giornata di studio intitolata “V. Grossman nuovi itinerari di ricerca”, progettata come occasione di approfondimento critico e confronto interdisciplinare interrogando la sua eredità letteraria, il suo rapporto con la tradizione ebraica, il suo modo radicale di opporsi alla violenza dei totalitarismi. La domanda che attraversa tutta la sua opera resta d’attualità: è ancora possibile difendere la verità e la libertà della persona in tempi segnati da nuove forme di semplificazione e di esclusione? La mostra torinese risponde con l’unica voce che può farlo senza artifici: quella di Grossman stesso, intatta nella sua umanità ostinata.

La mostra, curata da Anna Bonola, Maurizia Calusio, Claudia De Benedetti, Anna Krasnikova, Giovanni Maddalena, Raffaela Paggi, Michele Rosboch, Pietro Tosco e Julija Volochova, è promossa dallo Study Center Vasily Grossman, dal Centro Culturale Pier Giorgio Frassati ETS e dal Meeting di Rimini, con la collaborazione di Associazione Esserci, Fondazione Casale Ebraica ETS, Fondazione Grossman ETS e Fondazione Russia Cristiana. Il sostegno istituzionale comprende Regione Piemonte, Intesa Sanpaolo e Fondazione CRT.

Ada Treves