DIALOGO – «In te saranno benedette tutte le famiglie della terra»
Il passo biblico scelto quest’anno come tema di riflessione per la Giornata del dialogo ebraico cristiano è parte delle parole che per la prima volta il Signore rivolge ad Abramo, un messaggio con un ampio sguardo aperto al futuro, nel quale D. ordina ad Abramo di lasciare la terra in cui viveva e la famiglia di origine per dirigersi verso la terra che gli avrebbe indicato; al tempo stesso gli promette di fare della sua discendenza una grande nazione destinata a recare benedizione a tutti gli uomini.
Si tratta dunque di un passo che ci parla del compito di portata universale che il Signore affida ad Abramo ed al popolo che da questi sarebbe disceso; la scelta di questo testo riveste una particolare importanza nel momento in cui ci impegniamo a riprendere un percorso di dialogo che ha molto risentito di momenti di incomprensione e di profonde divergenze riguardo i travagliati tempi che stiamo vivendo. Il dialogo richiede innanzitutto che le parti chiariscano reciprocamente la propria identità che desiderano essere conosciuta e compresa, ovviamente nel rispetto delle rispettive posizioni di pensiero e di fede.
A questo proposito riteniamo importante evidenziare il fatto che messaggi analoghi, relativi alla più ampia prospettiva universale affidata alla stirpe di Abramo, vengono riproposti in altri emblematici passi della Torà. Questo annuncio viene infatti nuovamente espresso dal Signore allo stesso patriarca Abramo in altre due circostanze: lo ritroviamo allorquando gli manifesta l’intenzione di punire le città malvage, Sodoma e Gomorra (Genesi 18, 18), un passo in cui Abramo è chiamato dall’Eterno a rappresentare la massima sensibilità morale che deve animare la sua discendenza: “Poiché Io lo prediligo affinché raccomandi ai suoi figli e alla sua famiglia avvenire di osservare le vie del Signore, operando carità e giustizia, sì che Io, il Signore, compia nei suoi riguardi quello che ho detto” (Genesi 18, 19).
Successivamente lo stesso annuncio viene rivolto ad Abramo a conclusione della prova della legatura di Isacco sull’altare (Genesi 22, 18), testimonianza della sua assoluta fiducia nell’Eterno, con una disponibilità estesa fino all’estremo sacrificio, purtroppo concretizzata nel corso della storia nel martirio per tanti figli del popolo ebraico.
Il richiamo universale viene poi rivolto al secondo patriarca, Isacco, quando il Signore gli conferma la promessa di benedizioni già espressa ad Abramo; qui si evidenzia il fatto che nella stessa benefica ricaduta per tutti i popoli sarà compresa anche la promessa della terra: “Darò alla tua stirpe tutte queste terre e nella tua stirpe si benediranno tutte le nazioni della terra” (Genesi 26, 4).
Infine la stessa visione universale viene annunciata anche al terzo patriarca, Giacobbe, quando sta per iniziare il suo percorso lontano dalla casa paterna, un percorso che forse anticipa l’esperienza di dispersione del popolo ebraico: “Ti estenderai a occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno e in te e nella tua discendenza si benediranno tutte le nazioni della terra” (Genesi 28, 14).
La riaffermazione, più volte ribadita dal testo sacro, dell’impegno che la stirpe di Abramo, il popolo ebraico, deve sviluppare con una prospettiva universale ci dice che si tratta di un punto fondamentale; si inserisce infatti, integrandola, nel contesto di un’identità che evidenzia invece un popolo distinto dagli altri, chiamato a un impegno morale esemplare, nell’adempimento di comandamenti particolari che devono santificare tutta la vita e nel rapporto inscindibile con una terra che non è semplicemente una sede nazionale ma, al contrario, si prospetta pienamente come parte essenziale della missione che D. affida ai figli d’Israele.
Attraverso questi richiami, come del resto molti altri nella Bibbia, si evidenzia l’idea, che è sempre bene ribadire, che D. sceglie un popolo e una terra per farne strumenti di bene per il mondo intero; per mezzo loro la benedizione deve infine giungere a tutte le genti. Un compito così impegnativo per il quale il popolo ebraico è posto costantemente sotto il monito e il giudizio dell’Eterno, come testimoniano tante pagine della Torà e le parole dei Profeti biblici; le une e le altre hanno sviluppato nel popolo ebraico una sincera capacità di autocritica che opera in maniera profonda e incisiva anche a prescindere dalle critiche che pervengono dall’esterno.
La migliore conoscenza delle nostre identità, in cui ci è utile, per alcuni aspetti importanti, il passo biblico proposto alla riflessione, può aiutarci a riprendere il dialogo con maggiore chiarezza e con più ampia fiducia, affrontando nelle forme e nelle sedi opportune i temi su cui si sono registrate le sensibilità più discrepanti, particolarmente legate al tragico conflitto in Israele e a Gaza. In termini generali consideriamo importante prendere atto che si condividono alcuni problemi di grave e urgente attualità.
Riteniamo che l’impegno contro l’antisemitismo, in crescita esponenziale per numero e gravità degli eventi, non sia solo interesse delle comunità ebraiche; si tratta di contrastare elementi distruttivi che corrodono le basi etiche della società e inoculano pensieri distorti che confondono le coscienze. Anche la delegittimazione dello Stato d’Israele, cui sempre più spesso assistiamo, dovrebbe costituire una comune preoccupazione; si accompagna infatti a giudizi superficiali degli eventi in corso e soprattutto a una lettura parziale e distorta di fatti essenziali della storia, tutti elementi negativi che allontanano dalla ricerca obiettiva delle cause del conflitto e da possibili contributi alla ricerca della pace. La drammatica correlazione tra demonizzazione dello Stato d’Israele e diffusione di antisemitismo richiede la massima attenzione nella formulazione di giudizi.
Infine è opportuno ricordare che esistono molti temi che angosciano l’umanità su cui le religioni possono e in alcuni casi devono far sentire la propria voce; ci sono situazioni intollerabili di fame, miseria, malattie diffuse e mortalità infantile, ci sono interrogativi sullo sviluppo della civiltà compatibile con i limiti e le condizioni che la scienza ritiene indispensabili per la sopravvivenza del nostro pianeta, ci sono dubbi e incertezze sull’utilizzo delle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale. L’umanità ha bisogno di sentire dalle comunità religiose, dalle diverse esperienze di fede, parole concrete e responsabili per il futuro, anche attraverso voci diverse fra loro. Anche in questo modo la benedizione del Signore può diffondersi su tutti i popoli.
Rav Alfonso Arbib
Presidente Assemblea Rabbinica