USA – Dopo l’incontro con Bibi, Trump torna ad avvertire Teheran

Il disarmo di Hamas è una condizione non negoziabile per arrivare alla fase due del piano di Donald Trump per Gaza e il Medio Oriente.
Il presidente statunitense l’ha chiarito a margine dell’incontro con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Mar-a-Lago, nel corso di una conferenza stampa. Trump ha ribadito l’auspicio che la fase due «possa cominciare molto presto» e dichiarato che Israele sta rispettando misure e vincoli stabiliti all’entrata in vigore della tregua a ottobre. Il disarmo non sarebbe però al momento un’opzione per Hamas. «Il nostro popolo si sta difendendo e non rinuncerà alle armi finché l’occupazione continuerà, non si arrenderà, anche se dovrà combattere a mani nude», si legge in una nota diffusa nelle stesse ore dal gruppo terroristico.
Vari dossier “caldi” hanno animato il confronto nel resort del tycoon in Florida, a partire dalla minaccia (non solo nucleare) esercitata dal regime degli ayatollah. «Spero che non stiano tentando di riarmarsi, perché se lo facessero non avremmo altra scelta che eliminare quel riarmo molto rapidamente», ha dichiarato Trump. E mentre su questo tema Trump e Netanyahu sono apparsi sulla stessa lunghezza d’onda, qualche divergenza è emersa sulle azioni e strategie israeliane in Cisgiordania. «Non sono d’accordo al 100%, ma arriveremo a una soluzione», ha dichiarato il padrone di casa. I due leader si sono scambiati parole affettuose. Trump ha definito Netanyahu un “eroe”, dicendosi convinto che presto riceverà in patria la grazia nel processo per corruzione in cui è imputato e sostenendo di aver ricevuto una conferma in tal senso dal presidente israeliano Isaac Herzog, circostanza però smentita poco dopo dall’ufficio di quest’ultimo. Il premier di Gerusalemme ha invece annunciato il futuro conferimento a Trump del Premio Israele «per il suo straordinario contributo a Israele e al popolo ebraico».
Nelle ore in cui Trump riceveva Bibi, il Dipartimento della Difesa statunitense annunciava la firma da parte del Pentagono di un accordo dal valore di 8,58 miliardi di dollari con l’industria aeronautica Boeing per la fornitura di nuovi caccia F-15IA a Israele. «Il contratto prevede la progettazione, l’integrazione, la strumentazione, i test, la produzione e la consegna di 25 nuovi velivoli F-15IA per l’aeronautica militare israeliana, con un’opzione per altri 25 F-15IA», è stato comunicato. I lavori saranno eseguiti a St. Louis in Missouri e si concluderanno «entro il 31 dicembre 2035». È di queste ore anche la notizia che lo shekel, la moneta israeliana, ha raggiunto il livello più alto nei confronti del dollaro in quattro anni. Anche l’euro è in calo rispetto allo shekel.