BOLOGNA – Marcia della pace, Comunità ebraica lascia a metà

«Si apriva un fronte troppo strumentalizzato». Parlando con Pagine Ebraiche, il presidente della Comunità ebraica di Bologna Daniele De Paz chiarisce la motivazione che l’ha spinto a non prendere parte alla seconda parte dell’annuale marcia per la pace organizzata dall’associazione “Portico della pace”, nel primo giorno del nuovo anno civile, con la presenza del sindaco, di varie comunità religiose, enti e associazioni. Un “fronte” nel quale hanno avuto tra gli altri la ribalta il rabbino antisionista Jeremy Milgrom, invitato all’insaputa della Comunità, e una testimonianza sull’esperienza a bordo della Global Sumud Flotilla di Yassine Lafram, il presidente Ucoii uscente.
Duemila persone sono sfilate ieri a Bologna, ascoltando nella prima parte la lettura di alcuni passaggi dell’“Appello alle Istituzioni Italiane, ai cittadini e ai credenti in Italia” sottoscritto a fine agosto anche dall’Ucei. «Nel complesso sono soddisfatto», sottolinea De Paz. «Per un’ampia rappresentanza della cittadinanza islamica italiana è intervenuto anche Abu Bakr Moretta, il presidente della Coreis. Mentre in piazza sono stati esibiti cartelli con tutti i nomi degli stati in guerra e ciò ha contribuito a dare un senso più universale alla sfida della pace, senza bandiere palestinesi e parzialità di sorta». Impostazione che non ha avuto seguito nella seconda parte: da qui la decisione della Comunità, annunciata alla vigilia e «alla quale ha aderito anche l’arcivescovo Matteo Maria Zuppi, che si è allontanato insieme a noi dal corteo». Il clima in città negli ultimi due anni non è stato semplice, rileva De Paz, più volte entrato in frizione con il sindaco Matteo Lepore per via di alcuni interventi pubblici che hanno fatto discutere. Lepore, che ha confermato la cittadinanza onoraria di Bologna alla special rapporteur dell’Onu per i territori palestinesi Francesca Albanese, ha incontrato di recente De Paz e la dirigenza comunitaria. «Eravamo e siamo in uno stato di sofferenza elevato, con tensioni e paure», osserva il presidente degli ebrei bolognesi. «La temperatura alta ha finalmente generato un’attenzione».

Adam Smulevich