GAZA – Valico di Rafah verso la riapertura

L’apertura del valico di Rafah, al confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, chiuso dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas, torna al centro del dibattito politico. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu «cederà alle pressioni americane?», si chiede Israel Hayom, considerato vicino alle posizioni del governo. Il quotidiano sottolinea come gli inviati del presidente degli Stati Uniti Donald Trump stiano spingendo per la riapertura del confine, considerato un passaggio chiave anche in vista dei negoziati sul futuro di Gaza.
«Se e quando accadrà, il funzionamento del valico di Rafah sarà molto più efficiente per Israele rispetto al passato», spiega Israel Hayom. L’eventuale riapertura avverrebbe però a condizioni nuove: la gestione operativa sarebbe affidata a ispettori europei, mentre Israele manterrebbe un monitoraggio a distanza tramite telecamere. A questo si aggiungerebbe un doppio sistema di controlli: accanto al checkpoint europeo, le Idf istituirebbero un ulteriore punto di ispezione fisica per verificare persone e bagagli e prevenire il contrabbando di armi.
Per Haaretz, la decisione sulla riapertura del valico è già stata presa e ora si attenderebbe solo l’annuncio ufficiale da parte di Netanyahu. Il quotidiano scrive che il primo ministro aveva valutato di comunicarla durante il recente incontro con Trump, salvo poi rinviare. La mossa, secondo la testata vicina al fronte progressista, incontra resistenze all’interno della coalizione di governo, in particolare da parte dei ministri dell’estrema destra. Anche per il giornale, la riapertura avverrebbe sotto stretta supervisione internazionale, con Israele deciso a mantenere il controllo degli aspetti di sicurezza.
Secondo Ynet, uno dei nodi principali riguarda il rientro dei civili palestinesi: il sito riferisce che durante la guerra circa 120 mila gazawi sono usciti dall’enclave attraverso Rafah e che più della metà è oggi registrata per tornare appena il valico riaprirà. Resta però da chiarire a chi spetterà la gestione dei rimpatri.
Fonti palestinesi ed egiziane, citate da Ynet, parlano di progressi concreti nei colloqui al Cairo, non solo sul funzionamento del valico ma anche su una più ampia amministrazione civile e di sicurezza della Striscia. In questo scenario, l’Autorità nazionale palestinese sarebbe pronta a schierare personale civile e agenti di sicurezza in borghese, mentre i mediatori egiziani insistono perché Rafah funzioni in entrambe le direzioni e all’interno di un quadro multilaterale.
Resta aperta, sottolinea ancora Ynet, la questione della supervisione israeliana. In base all’accordo del 2005, il controllo del valico avveniva tramite telecamere a distanza; oggi Gerusalemme, come evidenziato da Israel Hayom, chiede meccanismi di supervisione più ampi e un coinvolgimento diretto nei controlli dei rimpatriati, una richiesta respinta da Hamas. Dal gruppo terroristico, sia Israele sia Stati Uniti si aspettano passi avanti su una condizione considerata da entrambe le cancellerie imprescindibile: il disarmo. Su questo fronte, però, non si registrano al momento progressi.