ISRAELE – La Banca Centrale lima i tassi a sorpresa
Tregua decisiva per la ripresa, una nuova guerra ribalterebbe lo scenario
Sorpresa. È stata la reazione comune di economisti e operatori finanziari di fronte all’ultima mossa della Banca centrale d’Israele: il taglio dei tassi d’interesse di 0,25 punti percentuali, dal 4,25% al 4%, deciso dal Comitato monetario per la seconda volta consecutiva. Una scelta inattesa, perché i mercati si aspettavano che la banca attendesse di valutare gli effetti del primo taglio di novembre prima di intervenire nella stessa direzione.
Alla base della decisione, ha spiegato il governatore della Banca centrale israeliana Amir Yaron, c’è un miglioramento più rapido del previsto del quadro macroeconomico dopo il cessate il fuoco a Gaza. «Dalla tregua abbiamo osservato cambiamenti in diversi indicatori economici», ha affermato Yaron in conferenza stampa, citando una moderazione dell’inflazione superiore alle attese, il rafforzamento dello shekel e segnali di normalizzazione del mercato del lavoro. In particolare, il numero uno della Banca d’Israele ha spiegato che più persone del previsto sono rientrate nel mercato del lavoro dopo il cessate il fuoco, mentre sono diminuite le assenze dovute al servizio militare di riserva. Elementi che, secondo la banca centrale, contribuiscono a ridurre le pressioni sui prezzi.
Nonostante la mossa espansiva, Yaron, riportano i media locali, continua a usare un linguaggio improntato alla cautela. Il percorso dei tassi, ha ribadito, resterà «graduale e prudente» e dipenderà dall’evoluzione dell’inflazione, dell’attività economica e del contesto geopolitico. Le previsioni aggiornate della banca centrale indicano una crescita del 2,8% nel 2025, del 5,2% nel 2026 e del 4,3% nel 2027, con un’inflazione sotto controllo e un tasso di interesse che potrebbe scendere fino al 3,5% entro la fine del 2026.
Ma il tema che più preoccupa l’opinione pubblica israeliana resta il costo della vita, su cui Yaron si è soffermato in un’intervista alla testata Globes: per ridurlo in modo strutturale «servono riforme di lungo periodo: maggiore concorrenza, riduzione delle barriere all’importazione e meno concentrazione nei mercati, più che misure temporanee o sussidi mirati», ha avvertito il governatore.
Proprio su questo scenario si concentra l’analisi di Sever Plocker. Secondo l’economista di ynet, le nuove proiezioni della Banca d’Israele sono insolitamente ottimistiche e poggiano su due condizioni: l’assenza di una nuova guerra e una gestione responsabile del bilancio pubblico. Se queste condizioni saranno rispettate, potrà concretizzarsi una forte crescita, un aumento del tenore di vita, bassa disoccupazione e inflazione contenuta nel 2026 e nel 2027. Ma i rischi restano elevati: un deterioramento del quadro di sicurezza o una deviazione dalla disciplina fiscale potrebbero rapidamente mettere in discussione questo scenario, avverte Plocker.
Ne è consapevole la Banca centrale, che ha ribadito al governo la necessità di accompagnare il sostegno monetario a una gestione rigorosa dei conti pubblici, soprattutto nella definizione del bilancio 2026. «Il percorso dei tassi dipenderà dall’evoluzione dell’inflazione e dell’attività economica. Ma perché la crescita sia sostenibile, è fondamentale mantenere una politica fiscale responsabile», ha concluso il governatore Yaron.
d.r.