MUSICA – L’esilio francese e il vulcano
Ai musicisti trasferiti presso stalag e oflag aperti dal Reich fu consentito dedicarsi alla musica, assemblare gruppi cameristici e sinfonici, allestire opere teatrali, organizzare concerti che spaziavano dalla musica classica alla contemporanea sino a jazz e cabaret; tutto ciò salvo specifiche limitazioni o divieti da parte dell’autorità tedesca a mente delle linee generali sull’arte e la musica in vigore nel Reich, divieti generalmente bypassati e decaduti entro un breve periodo di tempo.
In virtù del regime di forzata sedentarietà in stalag e oflag, gran parte dei musicisti inquadrati nell’esercito francese dedicava l’intera giornata a comporre, concertare prove d’orchestra e allestire spettacoli da tenersi presso la sede principale dell’oflag o stalag e sub-campi; secondo le convenzioni internazionali i militari francesi catturati dovevano essere rimpatriati ma, in base a clausole del Secondo armistizio di Compiègne (1940), il Reich li trattenne in qualità di prigionieri di guerra.
Tramite i servizi postali militari, ai prigionieri francesi fu consentito spedire al proprio domicilio o alla sede della Société des auteurs, compositeurs et éditeurs de musique manoscritti musicali che furono messi in sicurezza o eseguiti in stagioni concertistiche o concerti di solidarietà ai prigionieri francesi.
Arruolatosi volontario come ufficiale della riserva, nel giugno 1940 il compositore francese Max De Foucaud (foto) fu fatto prigioniero a Thieulley-les-Groseilles e internato presso lo Stalag VID Dortmund e nel marzo 1941 presso lo Stalag IA Stablack; qui De Foucaud scrisse Nocturne per pianoforte, Nocturne per flauto e pianoforte, Prélude per flauto, violoncello e organo, Elevation de l’esprit per violino, violoncello e organo, Elevation de l’esprit per violino e organo, la suite pianistica Solitudes (il secondo movimento è per due pianoforti), il poema sinfonico Hantise, il Concerto Quo vadis? per pianoforte e orchestra (completato dopo la guerra), Symphonie Mystérieuse per orchestra.
A fine 1941 si ammalò di dissenteria e pleurite, nel febbraio 1942 fu rimpatriato in pessime condizioni fisiche, a Parigiterminò la stesura delle opere non completate durante la prigionia; a fine 1943 lasciò Parigi e si trasferì a Chinon dove partecipò alla Resistenza francese, a causa di una paralisi artritica (postumo della prigionia), nel 1962 perse parzialmente l’uso delle dita.
Pianista eccezionale, René Herbin studiò pianoforte con Isidor Philipp e composizione con Henri Busser presso il conservatorio di Parigi intraprendendo la doppia carriera di concertista e compositore, il violoncellista Maurice Maréchal gli chiese di accompagnarlo in numerose tournée.
Nel 1940 fu fatto prigioniero e internato presso l’Oflag IX A/H Spangenberg; su taccuini scrisse opere tra le quali Album d’images per pianoforte (steso nel 1940 sul treno che conduceva i prigionieri di guerra francesi all’Oflag), 2 Divertissements, Sonate e Suite fantasque per pianoforte, 3 Préludes baroques per due pianoforti, Préambule pour le “Châpeau chinois” de Franc Nohain, Sonate per pianoforte, Deïrdre des douleurs per orchestra da camera, Sonateper violino e pianoforte e altro.
Nel dopoguerra Herbin tornò alla carriera pianistica, su commissione di Radio-France scrisse nel 1951 Divertissementper orchestra da camera, su commissione statale scrisse Trois songes per grande orchestra; sia Herbin che il violinista francese Jacques Thibaud furono vittime del tragico disastro aereo durante la notte fra l’1 e il 2settembre 1953 sulle Alpi francesi allorquando il Lockheed dell’Air France in volo da Paris-Orly a Saigon si schiantò contro il Monte Cemet.
Il celebre Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messiaen fu eseguito il 15 gennaio 1941 in un piazzale dello Stalag VIIIA su strumenti musicali precari (nell’opera gli strumenti non toccano mai alcune note dato che su quelli in uso nello Stalag mancavano le relative chiavette e corde); esecutori lo stesso autore al pianoforte, il clarinettista ebreo franco-algerino Henri Akoka, Jean le Boulaire al violino ed Étienne Pasquier al violoncello dinanzi a 400 persone tra prigionieri e guardie tedesche.
Nel febbraio 1941 Messiaen e Pasquier rimpatriarono grazie a documenti falsificati dal sottufficiale tedesco Carl-Albert Brüll (avvocato nella vita civile), che riuscì a farli dichiarare civili o personale sanitario non combattente; nell’aprile 1941 il clarinettista Henri Akoka fu imbarcato su un treno adibito a trasporto di prigionieri di guerra, essendo ebreo algerino e pertanto presagendo il serio rischio della propria incolumità nel caso fosse stato identificato come ebreo, approfittando di un rallentamento del treno durante il tragitto e in un momento di scarsa sorveglianza, saltò giù dal treno in corsa e nel giugno 1941 riparò a Marsiglia (all’epoca sotto Vichy) dove lavorò sotto falso nome.
Il violinista Jean le Boulaire fu rilasciato a fine 1941 grazie all’aiuto del sottufficiale tedesco Carl-Albert Brüll che falsificò altresì i suoi documenti; segnato dall’esperienza della prigionia, Boulaire abbandonò il violino, assunse lo pseudonimo di Jean Lanier e intraprese la carriera di attore.
Molte opere scritte in cattività dai prigionieri di guerra francesi costituiscono pietre miliari della musica contemporanea e della produzione cameristica e sinfonica del sec. XX; nei loro titoli e testi si denota il continuo utilizzo del termine ‘exil’ che esprime lo stato tecnico dei prigionieri di guerra francesi trattenuti in prigionia e lontani dalla madrepatria nonostante la sigla di un armistizio ma esprime altresì disagio psicologico e un senso di abbandono da parte delle istituzioni francesi.
In un’intervista nel 1979 il comico e musicista statunitense Martin Mull affermò che «parlare di musica è come ballare di architettura»; in altre parole è un nonsenso in quanto la musica viaggia per canali non dialettici, parla e si esprime da sola con lingue umanamente intraducibili.
Martin Mull ha ragione perché parlare di musica sembra volerne giustificare l’esistenza; qui non si intende già parlare di musica bensì di letteratura musicale ossia dei costrutti storici e filologici da applicare alla produzione musicale creata nell’universo concentrazionario.
La letteratura musicale sta alla musica come il vulcano alla lava; il vulcano sta eruttando.
Francesco Lotoro