PARIGI – Israele e Siria, dialogo riaperto all’ombra dell’Iran

Dopo mesi di stallo, Israele e Siria hanno avviato a Parigi un nuovo round di negoziati indiretti, mediati dagli Stati Uniti. Non si parla di pace né di normalizzazione: l’obiettivo resta circoscritto a intese di sicurezza, in un contesto regionale ancora fragile. Israele chiede garanzie lungo il confine settentrionale e il contenimento di attori ostili – l’Iran e le milizie finanziate da Teheran – nel sud della Siria. Damasco punta invece a un rientro nel quadro dell’accordo di disimpegno del 1974 e a un ridimensionamento della presenza militare israeliana nelle aree oltre la linea di separazione, passate sotto controllo di Gerusalemme dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad a fine 2024.
Secondo i vertici delle Idf, Israele deve mantenere in Siria una presenza strutturata su tre livelli di sicurezza: una linea di contatto lungo il confine internazionale per proteggere le comunità del nord di Israele; una zona di sicurezza che si estende per circa 15 chilometri all’interno del territorio siriano, per impedire il radicamento di milizie e infrastrutture terroristiche; e una zona di influenza più ampia, dal sud di Sweida fino alla periferia di Damasco, dove monitorare gli sviluppi per prevenire l’introduzione di armi avanzate o la creazione di basi militari ostili.
La ripresa del dialogo tra Damasco e Gerusalemme è arrivata dopo il recente incontro a Mar-a-Lago tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente Usa Donald Trump. Durante la visita negli Stati Uniti, Netanyahu ha ribadito la linea del governo: «Il nostro interesse è avere un confine pacifico e sicuro con la Siria, senza terroristi vicino a noi», aggiungendo che Israele intende anche «garantire la sicurezza dei drusi e dei cristiani che vivono nella regione». L’amministrazione Trump, sottolineano i media israeliani, vorrebbe accelerare i contatti e favorire un accordo di sicurezza limitato, nella prospettiva di una possibile normalizzazione futura.
Ma la strada resta lunga e sulle trattative si allunga l’ombra dell’Iran. Secondo fonti delle IDF, riportate dal Jerusalem Post, Teheran starebbe cercando di destabilizzare il nuovo assetto siriano, arrivando a complottare per eliminare il presidente Ahmed al-Sharaa. Un allarme che rafforza, nell’establishment della sicurezza israeliano, la convinzione che qualsiasi riduzione della presenza militare in Siria, in questa fase, rappresenterebbe un rischio diretto per la sicurezza di Israele e per la stabilità regionale.

(Nell’immagine, il confine tra Israele e Siria)