CINEMA – Norimberga, quando la storia replica alla propaganda

Ci sono momenti storici in cui non basta ricordare: è necessario ristabilire il significato delle parole. Oggi, mentre il termine “genocidio” viene usato in modo distorto, decontestualizzato e spesso trasformato in strumento di propaganda, il film Norimberga si impone come un richiamo fermo e documentato alla verità storica. Non è solo cinema storico: è una lezione di realtà che parla direttamente al presente.
Norimberga è un film del 2025, sceneggiato, diretto e co-prodotto da James Vanderbilt, basato sul romanzo Il nazista e lo psichiatra di Jack El-Hai, e interpretato da Russell Crowe e Rami Malek. Pur inserendosi in una tradizione cinematografica già ricca sul processo di Norimberga, il film si distingue per l’urgenza con cui parla all’oggi. La sua uscita non è casuale: arriva in un momento in cui, dopo il 7 ottobre 2023, il linguaggio stesso della storia è diventato terreno di manipolazione.
Dopo averlo visto sono convinto che il valore del film stia proprio nel ristabilire il significato autentico di una parola che a Norimberga trova la sua definizione più chiara e drammatica: genocidio. Attraverso la ricostruzione rigorosa del processo, delle fasi giudiziarie e degli interrogatori – in particolare quelli con Hermann Göring – il film mostra come il genocidio non sia un’opinione né una metafora politica né un’entità da applicarsi a qualsiasi pur grave situazione geo-politica, ma sia, senza se e senza ma, un crimine preciso, efferato, voluto, pianificato a tavolino, documentato, riconosciuto dal diritto internazionale.
Particolarmente potente è l’uso dei filmati originali: immagini crude, drammatiche, insostenibili, ma necessarie. Non lasciano spazio a sovrapposizioni o falsi parallelismi. Ciò che viene mostrato è la realtà dello sterminio degli ebrei d’Europa: l’annientamento sistematico di un intero popolo, la distruzione totale come obiettivo centrale, come fine dichiarato.
È qui che il termine genocidio trova il suo significato pieno e non negoziabile. Emblematiche le parole di Göring che cerca di far prevalere alle parole “soluzione finale” riguardo al problema ebraico quelle a suo dire più pertinenti di “soluzione completa”.
Il film ha inoltre il grande merito di affrontare una questione spinosa e spesso rimossa: le pesanti responsabilità della Chiesa durante la Shoah. Il breve ma intenso colloquio con papa Pio XII mette in luce silenzi, ambiguità e mancate prese di posizione, ponendo domande scomode ma necessarie per una memoria onesta.
Norimberga è dunque una pagina di storia che parla direttamente al presente. Oggi più che mai dovrebbe essere visto dagli studenti, spesso esposti a narrazioni che confondono conflitto e genocidio, storia e propaganda. Questo film non offre interpretazioni: offre fatti.
Guardare Norimberga oggi non è solo un atto culturale. È un gesto di responsabilità verso la verità storica e verso la memoria della Shoah.

Giulio Disegni