MEDIO ORIENTE – Il leader druso siriano: «Israele ci ha salvato, non si fidi di Damasco»

«Israele è stato l’unico paese al mondo a intervenire e a salvarci da un genocidio mentre era in corso». Lo sceicco Hikmat al-Hijri, guida spirituale dei drusi in Siria, non usa mezzi termini. Intervistato dalla testata israeliana Ynet, al-Hijri ringrazia Gerusalemme per l’intervento militare dell’estate scorsa in soccorso della comunità drusa di Suwayda, nel sud del paese, ma avverte: «L’ideologia al potere a Damasco è quella di al-Qaeda». Il riferimento è alla leadership siriana guidata dal presidente Ahmed al-Sharaa, con cui Israele ha avviato, una settimana fa a Parigi, un nuovo ciclo di negoziati in materia di sicurezza con la mediazione Usa. Accordi limitati, che non parlano di pace né di normalizzazione, ma che presuppongono una certa affidabilità del nuovo potere siriano. Una premessa sbagliata, commenta allarmato al-Hijri, ricordando le violenze subite dalla sua comunità a luglio. «Il nostro unico “crimine” è essere drusi», afferma, respingendo l’idea che le violenze di Suwayda siano riconducibili a scontri tribali o a dinamiche locali: gli attacchi, prosegue lo sceicco, sono stati condotti da milizie jihadiste affiliate ad al-Qaeda, con il coinvolgimento di forze legate al nuovo apparato di sicurezza siriano. «Sono entrati nei villaggi per uccidere», compiendo crimini come «esecuzioni, stupri, torture e bruciando vive le persone, donne e bambini compresi». Al termine di giorni di violenza, il bollettino parlava di oltre duemila drusi uccisi. «Non vogliono distruggere solo noi, ma ogni minoranza che non sia come loro», osserva al-Hijri, definendo gli attacchi di Suwayda «una decisione del regime e delle milizie jihadiste che operano a Damasco. Questo è genocidio». A fermarlo, sottolinea, è stato l’intervento israeliano, mentre «non c’è stato un solo paese arabo che ci abbia sostenuto. Hanno scelto di stare dalla parte dell’assassino e non della vittima. La stampa araba ci ha dipinti come “figli del diavolo”».
La sfiducia verso Damasco è totale. «Oggi non esiste alcun contatto con il governo siriano», afferma il leader druso, sostenendo che ogni tentativo di costruire uno stato civile e una costituzione egualitaria sia fallito. «Chi collabora con questo regime facilita l’ingresso dei jihadisti nel proprio paese».
Per al-Hijri, la sicurezza della comunità drusa non può più essere delegata all’autorità centrale. Da qui la volontà di creare una forza di autodifesa locale, di promuovere un’autonomia sostanziale nella regione di Suwayda – dove vivono circa mezzo milione di drusi – e creare un corridoio umanitario con lo stato ebraico. «Israele è uno stato di leggi e di diritto internazionale. È a questo modello che aspiriamo», afferma, richiamando i legami storici e familiari tra le comunità druse sui due lati del confine.
L’obiettivo ultimo è una forma di indipendenza, anche se non si esclude una fase transitoria di autogoverno sotto la supervisione di un attore regionale esterno. «A mio avviso, lo stato di Israele è il soggetto più adatto», dichiara ancora al-Hijri. «La Siria va verso la divisione e la creazione di autonomie indipendenti. Questo è il futuro», conclude il leader druso. «Così si potrà costruire un futuro migliore per le minoranze e una maggiore stabilità regionale in tutto il Medio Oriente».