BRUXELLES – Lotta all’antisemitismo, il contributo dell’Italia
È in corso a Bruxelles, nella sede della Commissione europea, l’ottava riunione del gruppo di lavoro sulla “implementazione” della strategia Ue contro l’antisemitismo e per dare futuro e continuità alla presenza ebraica nel continente. Ha inaugurato i lavori una sessione sulle “minacce attuali” che ha messo al centro anche la recente strage di Bondi Beach a Sidney, perché «oggi più che mai la sicurezza è la principale preoccupazione per le comunità ebraiche in Europa». Numerose le delegazioni presenti. Per Magnus Brunner, commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione, intervenuto in apertura, «il fatto che siamo tutti riuniti qui oggi è un segno che la comunità ebraica non è sola». Per l’Italia è presente tra gli altri Uriel Perugia, il segretario generale Ucei. Nel suo intervento Perugia ha affrontato «il paradosso di organizzazioni radicali islamiche che hanno più libertà di manovra in Europa che in diversi stati arabi». Il segretario Ucei ha poi riconosciuto «l’importante e concreto lavoro» svolto negli anni dai working group europei, pur constatando «con rammarico e preoccupazione» che i problemi corrono più veloci delle soluzioni adottate. Riferendosi alla strategia nazionale italiana di contrasto all’antisemitismo coordinata dal generale Pasquale Angelosanto, presente a Bruxelles, Perugia ha citato «tre aspetti potenzialmente adottabili anche da altri paesi: un approccio pratico, dove vengono indicate azioni precise, chi è responsabile dell’attuazione, entro quando vanno realizzate; il coinvolgimento di figure chiave dei ministeri e dell’associazionismo per la scrittura della strategia; aver reso permanente un tavolo di lavoro con incontri su base trimestrale, al fine di monitorare l’implementazione di quanto indicato». Perugia ha proseguito ricordando come in una democrazia sana i governi non possano né debbano essere gli unici attori. Tre sono al riguardo le «preoccupazioni» del segretario: «Come e da chi vengono formati i nostri insegnanti? Come e da chi vengono alimentati i nostri flussi informativi? Se non opportunamente protetti, quale bias si porteranno dietro i futuri leader dei nostri paesi?».