VENEZIA – Posate 13 pietre d’inciampo, una è per la sopravvissuta Kitty Braun

«Vivo per testimoniare», ha spesso raccontato la fiumana Kitty Braun, 89 anni, una delle ultime superstiti italiane della Shoah ancora in vita. Da oggi una pietra d’inciampo posata con il contributo della Comunità ebraica di Venezia ricorda come lei, il fratello Roberto, i genitori Ester e Francesco Braun furono arrestati sulla terraferma, a Trivignano, nel novembre del 1944 (decisiva la delazione di un concittadino fiumano) e trasferiti prima in carcere a Venezia, quindi alla risiera di San Sabba a Trieste e infine deportati nel campo di concentramento di Ravensbruck. Il piccolo Roberto di sette anni, numero di matricola 97461, fu assassinato. Riuscirono invece a salvarsi i genitori e Kitty, poi costretti poco dopo a lasciare la città natia alla volta di Firenze per via dell’esodo forzato dei giuliano-dalmati. Più volte, da allora, Kitty ha condiviso lo stesso palco e parlato a migliaia di studenti insieme alle cugine Andra e Tatiana Bucci, anche loro fiumane, sopravvissute ad Auschwitz-Birkenau.
Sono 13 in tutto le stolperstein fatte installare in queste ore da Consiglio comunale di Venezia, Comunità ebraica, Centro Tedesco di Studi Veneziani, Consiglio d’Europa e Iveser, dedicate a perseguitati razziali e internati militari. Con le pose di quest’anno il totale delle pietre d’inciampo sul territorio lagunare è salito a 210. A Venezia si discute intanto dell’allarme lanciato nel corso della conferenza stampa di presentazione di eventi per il Giorno della Memoria dal rabbino capo della città, Alberto Sermoneta. «Sta tornando un’ignoranza spaventosa, la stessa imperante nei secoli scorsi, e la si avverte nelle aule scolastiche, nei corridoi delle università. È lo stesso oscurantismo con cui, facendo di tutta l’erba un fascio, si cerca di rovesciare la verità», ha denunciato. Oggi, ha proseguito Sermoneta, «non siamo liberi di camminare per strada con la kippah in testa».